L’ultimo abbraccio di Padova al medico che salvava i bambini

Seicento persone ieri a Santa Giustina per salutare il luminare Giuseppe Basso



«Per essere grandi bisogna essere piccoli, e lui si faceva piccolo, com’erano i suoi pazienti». Non poteva trovare parole migliori don Federico Lauretta per ricordare il professor Giuseppe Basso, 73 anni, mancato martedì scorso dopo un mese di Terapia intensiva a causa del Covid. Ieri è stato il giorno dell’addio all’ex primario di Oncoematologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera, luminare della ricerca a livello internazionale. La chiesa di Santa Giustina era gremita. Trecento persone, tutte adeguatamente distanziate, all’interno e altre 300all’esterno. Tutti lì per salutare quello che per la nostra città, ma soprattutto per tantissime famiglie di bambini malati, è stato un gigante. Il feretro, coperto da rose rosse e bianche, ha fatto il suo ingresso nella basilica alle 10.30. Ad accompagnarlo gli amatissimi familiari, la moglie Stefania, i figli Lodovico e Leonardo, la sorella Marisa. Ad accoglierlo in chiesa una delle sue canzoni preferite, “Luci di San Siro”, 1971, Roberto Vecchioni e Mina. Oltre alla famiglia, erano presenti tanti amici ma soprattutto tante persone che hanno avuto la fortuna di essere state curate dal professore. La riconoscenza verso il grande medico li ha spinti ad essere lì, come lui c’è sempre stato sempre per loro.


Le istituzioni

Sui banchi in prima fila i rappresentanti delle istituzioni, tra gli altri: il rettore dell’Università di Padova Rosario Rizzuto, l’ex rettore Giuseppe Zaccaria, l’assessore Diego Bonavina, il comandante dei carabinieri di Prato della Valle Giancarlo Merli, il vicequestore Michela Bochicchio. Poi gli ex sindaci Flavio Zanonato e Ivo Rossi, l’attuale primario dell’Oncoematologia Pediatrica Alessandra Biffi, e tanti, tantissimi colleghi medici. La famiglia ha voluto ringraziare pubblicamente il professor Paolo Navalesi e il dottor Eugenio Serra dell’Istar3, dov’era ricoverato. Insieme al parroco don Lauretta in rappresentanza della chiesa anche don Giovanni Brusegan e don Dante Carraro. «Immagino Giuseppe. Sarà di fronte al Signore e con la sua schiettezza starà discutendo mentre Lui lo starà guardando con gli occhi dell’amore».

L’omelia

È iniziato così il lungo ritratto del professor Basso tratteggiato magistralmente da don Lauretta. «Giuseppe era un uomo dalla grande intelligenza, che sapeva mettere a disposizione di tutti. Una parola che può incorniciare la sua vita è speranza. Lui sapeva dare speranza. È vero, diceva sempre “la scienza, la scienza”, ma la scienza è al servizio della speranza. La ragione è un dono della fede, non è un caso se Dio ci ha fatto ragionevoli. Quando una vita, nel suo sorgere, doveva già affrontare drammi e sofferenze che sembravano invalicabili, Giuseppe dava speranza con il suo sorriso, il suo ottimismo, la sua voglia di lottare insieme. L’amore guida ogni cosa, anche la ricerca, anche la scienza». Uno scienziato, un medico, ma anche una persona molto affabile. «Lo incontravo quasi ogni mattina sull’argine della Sacra Famiglia, scambiavamo qualche piccola riflessione. Nonostante lui fosse un grande era schietto, diretto, si sentiva al livello di tutti, gli piaceva l’immediatezza».

il vescovo

Non era presente fisicamente ma ha voluto esserci con il cuore e con una lettera anche il vescovo Claudio Cipolla. «Proprio nei giorni scorsi ho visitato il reparto di Oncoematologia Pediatrica ritrovando parte della sua disponibilità e della sua dedizione alla salute dei più piccoli e percependo la sua generosità come una preziosa testimonianza». La commozione e la sofferenza della moglie Stefania, celate sotto le falde di un elegante cappello nero, si intervallava ad abbracci e parole di conforto al piccolo Lodovico, che troppo presto si è trovato ad affrontare un dolore così grande. «Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi, non avrò vissuto invano. Se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido, non avrò vissuto invano».

La lettera

È la poesia di Emily Dickinson che don Brusegan ha voluto dedicare al professor Basso. Il momento più toccante della cerimonia quando i due fratelli, Ludovico e Leonardo, davanti agli occhi lucidi di centinaia di persone, hanno trovato la forza di leggere la lettera che mamma Stefania aveva scritto a papà Giuseppe nel giorno del loro matrimonio: “Beppe avresti mai desiderato di meglio? Io proprio no. Era il 2009 quando entrando nel tuo studio rimasi piacevolmente colpita. Da subito capì cosa voleva dire essere ascoltati con cura, rispetto, amore, scienza. Leonardo e il suo disagio mi portavano da te. Si sono susseguite telefonate, messaggi, otto mesi in cui ti rivolgevi a me dandomi del lei. Poi le distanze si sono accorciate tanto da scoprire il 20 gennaio 2012 un dolcissimo segreto, la nostra più grande gioia: Lodovico. E come direbbe lui hai reso la mia via più bella di bellissima. Ti amo. Stefania».

Infine la professoressa Biffi: «Eri deciso, intelligente, pragmatico, scanzonato, libero, non convenzionale, franco, profondamente dedito al lavoro. Come dicevi tu “la leucemia non vede sabato e domenica” Ti ringrazio per avermi lasciato il tuo testimone e ti garantisco che faremo del nostro meglio».

All’uscita del feretro dalla chiesa una cascata di applausi scroscianti tutti per lui, l’angelo dei bambini malati che da oggi è anche l’angelo di tutti noi. —

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