Padova. Ora l’oratorio di San Giorgio è un trionfo di luci e colori

Il progetto della Veneranda Arca. Inaugurata la nuova illuminazione nella cappella “gemella” degli Scrovegni. Risplendono gli affreschi di Altichiero. Progetto bis per San Giacomo al Santo 

PADOVA. Le cronache del Trecento raccontano che il popolo, una volta entrato in quello che al tempo era il mausoleo della famiglia Lupi di Soragna, restasse estasiato. Quegli affreschi, con i loro giochi prospettivi e con i loro colori, “rapivano” i visitatori, che infatti non se ne volevano più andare.

L’oratorio di San Giorgio, nel frattempo divenuto chiesa consacrata - dopo essere stato anche un carcere ai tempi di Napoleone - ha conservato intatta nel tempo quella sua forza magnetica. E il merito è sempre del ciclo di affreschi dipinto da Altichiero da Zevio. Che da ieri risplende di nuova luce grazie a un nuovo sistema di illuminazione installato dalla iGuzzini. Il progetto, promosso dalla Veneranda Arca del Santo, è stato sostenuto economicamente, con 50 mila euro, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.


Creati nella penombra e forse pensati per essere contemplati in un’atmosfera di meditazione, gli affreschi di Altichiero liberano tutta la loro potenza artistica quando Emanuele Tessari, presidente capo della Veneranda Arca, chiama l’accensione del nuovo sistema illuminotecnico. I colori, pur tenui, ora brillano in modo omogeneo, nello stupore generale.

«Ecco questa gemma del Trecento come nessuno l’ha mai vista», annuncia Tessari, solenne. L’assessore alla Cultura Andrea Colasio si illumina anche lui. «Questo luogo», dice, «ha una magia pari, se non superiore, a quella della cappella degli Scrovegni, di cui peraltro è gemella da un punto di vista architettonico. Qui dentro l’illusionismo prospettico raggiunge il suo apice. E si capisce perché Padova è snodo fra il Trecento e il Rinascimento». Poi Colasio ringrazia tutti, pensando soprattutto al percorso di Urbs Picta, che si arricchisce ancora di più. «E dai 10 mila visitatori dell’anno scorso, credo che arriveremo presto a cifre più significative», pronostica, «contando anche sul biglietto unico che permetterà di entrare in tutti i siti».

Il soprintendente Fabrizio Magani fa intuire di preferire le atmosfere in penombra. «La luce serve», chiarisce, «ed è utile per dare nuovi significati. Ma mai come in questi luoghi del Trecento il tema dell’illuminazione va affrontato». A fine inaugurazione dirà che anche il progetto di illuminare esternamente i monumenti cittadini - idea dell’amministrazione Giordani - andrà studiato e ponderato. «In ogni caso», conclude, «dopo una visione come quella di oggi, è utile chiudere gli occhi e riflettere».

Eliminate le vecchie luci, il nuovo impianto è quasi invisibile, cioè bisogna proprio cercare i fari a led. Incassi Laser Blade - spiegherà Cristiano Venturini della iGuzzini - illuminano i soffitti a botte, mentre proiettori Palco e Robin esaltano le pareti corte e l’altare. In più c’è un prodotto speciale per illuminare in maniera radente le pareti laterali. Gli apparecchi sono installati su un binario che corre lungo la struttura lignea perimetrale. Il tutto è gestibile anche con Bluetooth.

Comprensibile l’orgoglio della iGuzzini: «Non capita tutti i giorni di essere chiamati a illuminare un posto così bello», dice Venturini. «È un tesoro da riscoprire», gli fa eco Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cariparo. «Faccio notare che tutto questo è stato progettato e realizzato in pochi mesi, proprio come piace a noi». E il risultato esaltante rende ancora più facile annunciare che lo stesso progetto sarà replicato per la cappella di san Giacomo, nella basilica del Santo.

«Se poi qualcuno volesse sponsorizzare un intervento simile anche per la cappella del Beato Luca Belludi...», azzarda Tessari, con un mezzo sorriso. L’obiettivo è quello di far splendere anche gli altri tesori più e meno conosciuti dell’itinerario Urbs Picta. E intanto però l’oratorio torna ad aprire le porte ai visitatori, insieme agli altri musei del complesso antoniano. E Padova si rimette al lavoro, a testa bassa, per preparare l’esame Unesco in Cina, previsto per l’estate. —
 

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