Ex capo baby gang sotto inchiesta per i selfie in cella a Padova: caccia ai complici

Angelo Alesini e il Due Palazzi

La sfida, nel novembre scorso erano stati scoperti nel suo profilo Instagram foto e video di cui era protagonista in carcere: lui fumava una sigaretta (forse uno spinello) e in sottofondo la hit di Sfera Ebbasta, “Bottiglie Privè”

PADOVA. È finito sotto inchiesta per introduzione e detenzione in carcere di un cellulare Angelo Valerio Alesini, 20enne ex boss di una baby gang di Mestre, prima detenuto a Venezia poi nella casa reclusione Due Palazzi di Padova dove sta scontando due condanne per furti, danneggiamento e tentata estorsione.

Nel novembre scorso erano stati scoperti nel suo profilo Instagram foto e video di cui era protagonista in cella: lui fumava una sigaretta (forse uno spinello) e in sottofondo la hit di Sfera Ebbasta, “Bottiglie Privè”. Profilo chiuso e recluso trasferito in isolamento anche perché i compagni di sezione non avevano “gradito”.

Domanda: il carcere è tornato un “colabrodo” come aveva svelato la prima di una serie di indagini avviata nel 2014 dal pm Sergio Dini? Lo stesso magistrato coordina anche l’inchiesta sull’episodio che riguarda Alesini, cui si contesta il reato introdotto con le norme entrate in vigore lo scorso ottobre che prevedono una pena da 1 a 4 anni per chi introduce o detiene telefoni cellulari o dispositivi mobili di comunicazione all’interno di un istituto penitenziario.

Norme previste per contrastare il crescente flusso di telefoni che si tenta di far entrare nelle carceri e che puniscono penalmente, per la prima volta, chi, dall’esterno, cerca di introdurre un telefono in carcere oltre il detenuto che lo detiene.

Alesini era a capo di una delle più violente baby gang di Mestre. Tra il 2018 e il 2019, si divertiva a postare foto e video di ogni sua impresa. E così selfie a raffica quando riusciva a salire sul cofano delle auto della polizia o dei vigili urbani, oppure quando rubava all’interno delle scuole che prendeva di mira di notte. Tutto finiva sul suo profilo Instagram con post nei quali vantava le sue bravate illegali.

Adesso l’indagine punta a capire e individuare le complicità: non dovrebbe essere troppo facile introdurre un cellulare dietro le sbarre. E in più l’ambiente carcerario dovrebbe essere schermato impedendo ai detenuti di collegarsi con la rete.

Alesini, originario di Altobello, aveva patteggiato 3 anni e 10 mesi di reclusione nove furti, un danneggiamento e una tentata estorsione commessi tra giugno e agosto 2018, tra cui quelli commessi nella sede dei vigili urbani di Marghera (rubati un cinturone, gradi da divisa, un distintivo, e paletta ministeriale) e in un deposito di Veritas. Poi erano arrivati altre 9 mesi per furti tentati e consumati.—


 

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