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Padova, mancano i bus per le classi al 75%: «Pronti a differenziare gli ingressi»

Il tavolo prefettizio promuove il piano di trasporto al 50% e studia nuovi progetti per marzo

PADOVA. L’imperativo è non farsi trovare impreparati quando la situazione sanitaria consentirà di portare in classe un maggior numero di studenti rispetto a quel 50% previsto fino al 5 marzo.

Per questo, nel corso del tavolo prefettizio convocato ieri per fare il punto della situazione a poco più di due settimane dalla riapertura delle scuole superiori con metà didattica in presenza, a tenere banco sono state, innanzitutto, le sfide che si porranno quando le aule accoglieranno il 75% degli studenti: «Avevamo programmato l’incontro dopo un giro completo dell’alternanza» conferma il prefetto Renato Franceschelli «e il risultato è positivo, non ci sono stati disagi, biosgnerà fare solo qualche piccolo bilanciamento su alcune linee. La riflessione da fare è in vista dell’innalzamento del numero degli studenti in presenza». In questo senso, infatti le aziende del trasporto privato hanno annunciato di non avere ulteriori mezzi da mettere a disposizione per garantire un incremento della capacità: «Ci è stato fatto notare che la disponibilità non è infinita» prosegue il prefetto «motivo per cui ragioneremo sulla rimodulazione delle risorse o sul ripensamento degli orari, con l’aumento della differenziazione degli ingressi. Ci siamo lasciati con l’impegno di ragionare su alcune ipotesi e di ritrovarci a ridosso del 5 marzo, quando avremo anche le indicazioni di un eventuale nuovo Dpcm».


Piccoli i ritocchi previsti nel frattempo: «Soprattutto nella zona del Piovese al confine con il Veneziano abbiamo pensato di avviare un’interlocuzione con l’Actv che permetta di migliorare il trasporto che è trasversale su due province» conferma il presidente della Provincia Fabio Bui «per il momento ci godiamo i buoni risultati dell’organizzazione pensata fino a qui. Del resto nessuno dei presidi al momento ha posto la questione di un’accelerazione dei rientri». Conferma l’assessore alla mobilità Andrea Ragona: «Fino al 5 marzo andiamo avanti con il servizio così strutturato. Se poi la didattica dovesse passare al 75%, sarà necessario lavorare sugli orari e differenziare ingressi e uscite, perché la quantità dei mezzi privati a disposizione non è sufficiente. Per questo nei prossimi giorni elaboreremo un piano partendo dalla base già discussa nei primi giorni di gennaio tenendo conto di tutte le possibilità, considerando appunto la capienza dei mezzi al 50% e gli orari differenziati. Le cose oggi vanno bene e lavoreremo per farle andare bene anche in futuro».

Dal canto suo l’assessore alle Politiche educative Cristina Piva conferma l’intenzione di monitorare qualche linea ritenuta più critica, ad esempio quella di Polverara, mentre altri nodi dovranno essere risolti all’interno delle scuole: «Ci sono istituti che fanno didattica al 50% con sezioni alternate e altri che invece organizzano le singole classi al 50%» spiega «qualche segnalazione di affollamento delle classi è arrivata in particolare da scuole che appartengono al primo gruppo, ma mi preme ricordare che ogni istituto decide in autonomia come organizzare la didattica, sulla base ad esempio della grandezza delle aule».

Per la sua parte il provveditorato si adegua sperando in tempi migliori: «Il 50% degli studenti in presenza risponde a parametri sanitari» conferma il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale Roberto Natale «quindi si continua così anche in attesa di capire cosa succederà a livello nazionale con i Dpcm. Il nostro auspicio, tuttavia, è che prima o poi ci siano le condizioni per riuscire a riportare in classe almeno il 75% dei ragazzi». —


 

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