«Ho curato mio marito, aveva il Covid. Ora tornerò a fare l'infermiera per aiutare con i vaccini»

Elena Tonietto, consigliere comunale a Grantorto, tre anni fa ha lasciato la professione di infermiera, ora ha deciso di tornare in servizio

GRANTORTO. «Dopo aver curato a casa mio marito, malato di Covid, ho sentito la chiamata: dovevo tornare in servizio». Elena Tonietto vive a Grantorto: 54 anni, due figli, per 34 anni ha lavorato all’ospedale di Cittadella. Tre anni fa ha deciso di lasciare una professione che adorava e interpretava in maniera splendida per dedicarsi alla famiglia. Poi è arrivato il Covid-19, il marito ha rischiato di morire, e qualcosa è scattato. E così farà la sua parte, nella campagna di vaccinazioni, con una professionalità «che non è solo tecnica, ma è un’arte», intrisa di umanità, tempo, ascolto, delicatezza. «Crediamo nella scienza e nella possibilità di superare insieme questa pandemia», sottolinea.

Consigliere comunale a Grantorto, è stata assessore al sociale; all’ospedale della città murata ha prestato servizio in terapia intensiva ed in sala operatoria, «ma ho sempre avuto il sogno di far nascere i bambini, e sono diventata l’unica ostetrica che seguiva il percorso fisiologico della gravidanza, è stata un’esperienza straordinaria. Possiamo essere madri anche senza partorire, mettendo umanità profonda e generativa in tutto ciò che siamo e facciamo». Tre anni fa la scelta di prendersi più tempo per la famiglia: «Ho visto una foto di mia figlia, da piccola, e mi sono detta: io dov’ero?».


Il virus ha impattato nella sua vita nel corso della prima ondata: «A metà marzo mio marito ha iniziato ad avere i primi sintomi, siamo impazziti per trovare un tampone, il medico di famiglia ci ha sempre seguiti, ma i protocolli erano quello che erano. L’unica terapia era la tachipirina. Il tampone è arrivato dopo nove giorni di febbre e ha dovuto affrontare due crisi a casa, per due volte è arrivato il 118, aveva perso i sensi, la saturazione scendeva, eppure io cercavo sempre di idratarlo, con il cucchiaino. Alla fine è stato ricoverato a Schiavonia, è stato necessario intervenire anche con il defibrillatore, ma ora si è ripreso, è uno sportivo, ha recuperato del tutto».

Quelle settimane hanno riacceso il fuoco sotto la cenere: «In 34 anni di infermiera ti crei una bella corazza, ma qualcosa è maturato dentro di me. Mi ero sempre detta che avrei trovato il modo per essere utile alla comunità ed ora, in questa campagna vaccinale, ho la possibilità di mettere la mia professionalità, la dedizione, l’attenzione per gli altri. Non sono l’unica, sono tante le colleghe ed i colleghi con curriculum importanti che sono tornati in campo».

Forse si sta parlando troppo poco degli “eroi” in corsia nella seconda ondata, in Veneto lo sforzo è stato sicuramente maggiore rispetto a marzo ed aprile: «La speranza cammina, trova sempre intelligenze e cuori che la fanno vivere. Portiamo il sorriso», conclude l’infermiera, “mia mamma mi ha sempre detto “semina bene e vedrai che non raccoglierai tempesta”». —


 

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