Un Natale tragico per la città di Padova: più 59% di decessi a causa del coronavirus

Lo studio del Ministero sulla mortalità tra ottobre e gennaio. Il picco nel periodo tra il 16 dicembre e i primi giorni del 2021

PADOVA. L’onda lunga dei lutti da Covid si è infranta sul Natale dei padovani. È infatti quello di dicembre il periodo in cui si è registrato il maggior incremento della mortalità in città nel corso della seconda ondata della pandemia. Una seconda ondata che purtroppo è stata peggiore della prima. A Padova il picco si è toccato nel mese di dicembre con un 59% di decessi in più rispetto alla media degli anni precedenti, mentre per i primi 15 giorni di gennaio l’incremento è stato del 44%. In Veneto è andata peggio a Verona dove il picco è stato quasi del 140%.

L’onda lunga di Natale


Dopo il picco di dicembre l’andamento della mortalità sta adesso tornando lentamente in linea con i valori attesi. L’anomalia del 2020 è misura rispetto alle variazioni stagionali della media degli ultimi 5 anni, in uno studio realizzato dal sistema di sorveglianza Sismg del Ministero della Salute.

Inutile dire che a livello nazionale l’impatto della seconda ondata si è osservato di più al Nord rispetto al resto del Paese. Ma mentre in alcune città come Bolzano, Aosta, Torino, Milano e Genova è stato novembre il mese che ha fatto registrare il maggior incremento di lutti, in Veneto e a Padova è stato completamente diverso. In particolare nella città del Santo gli scostamenti sono stati molto lievi nella fase autunnale: più 10% rispetto alla mortalità attesa nel mese di ottobre, più 12% a novembre. Per poi salire a 59% in più di dicembre e al 44% in più nei primi giorni di gennaio.

In altre città l’impatto è stato quindi alcune settimane prima rispetto a Padova: novembre a Bolzano ha fatto registrare un più 129% di lutti e la media totale delle città del Nord Italia è stata del 74% in più. Per quanto riguarda il mese di dicembre invece la media nel Settentrione è stato di un aumento del 40%, con picchi del 138% in più a Verona e del 131% in più a Trento.

decessi dai 75 anni in su

È importante specificare che lo studio del Ministero riguarda solo le città e non il territorio provinciale. Quindi per quanto riguarda Padova dal 25 novembre in poi si è stati costantemente sopra la “baseline”, cioè la media dei decessi nello stesso periodo dei 5 anni precedenti. In totale dunque dal 25 novembre al 26 gennaio a Padova si sono registrati 681 decessi rispetto a un valore di mortalità media che è di 445. L’impatto del Covid dunque si vede in questo “spread”. Di questi 681 decessi ben 420 riguardano persone con più di 85 anni, pari al 61%. Altri 163, cioè un altro 24%, è riferibile alla fascia d’età tra i 75 e gli 84 anni.

Per quanto riguarda la differenziazione temporale per settimane si nota come il periodo peggiore sia stato proprio quello natalizio, dal 16 dicembre al 19 gennaio. La pandemia però ha dimostrato in questi mesi che il picco di mortalità arriva circa 10-14 giorni dopo il picco dei contagi. Per cui è possibile ipotizzare che un incremento così importante della mortalità sia frutto dei comportamenti di fine novembre e inizio dicembre, quando il Veneto è rimasto in zona gialla mentre tutto il resto d’Italia attuava restrizioni più pesanti.

Il lavoro del forno crematorio

È proprio nel periodo natalizio che c’è stato il maggior lavoro del forno crematorio di Aps al cimitero maggiore di Chiesanuova. A partire da poco prima di Natale infatti le cremazioni sono passate dalle 22 quotidiane, che rappresentano la normalità, a più di 30 costringendo così l’amministrazione comunale a “spalmare” il lavoro su due turni da 8 ore, dalle sei di mattina alle 22. Ad un certo punto si è sfiorata anche la necessità di arrivare ai tre turni con l’apertura 24 ore su 24, come era avvenuto durante il lockdown della scorsa primavera.

L’impianto padovano è punto di riferimento anche per i decessi dell’Alto vicentino. Mentre in primavera aveva accolto anche alcuni camion di bare provenienti da Bergamo, diventati uno dei simboli della tragedia del Coronavirus in Italia. —

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