Contenuto riservato agli abbonati

Picchia la zia 90enne perché faccia testamento a suo favore. Nipote a processo

L'anziana era riuscita a chiamare una cugina dopo che lui l'aveva picchiata con il deambulatore per costringerla ad andare dal notaio

DUE CARRARE. Un anno e mezzo di violenze contro l’anziana zia Albina Mocellini, scomparsa a 94 anni lo scorso 2 febbraio. Poi finalmente la signora, disperata e terrorizzata da quel nipote, si era sfogata con una cugina che l’aveva messa in contatto con l’assistente sociale.

L’inferno era finito. E ora si ritrova a processo davanti al tribunale di Padova Ivan Mocellini, 45enne di Due Carrare, lo scorso giugno destinatario anche di un divieto di avvicinamento all’anziana (a difenderlo l’avvocato Patrizio Ianniello).

Le accuse contestate? Maltrattamenti e lesioni con l’unico scopo - almeno secondo le contestazioni del pm Cristina Gava - di far vendere la casa alla zia (l’anziana era proprietaria e abitava al piano terra di uno stabile di cui lui aveva la titolarità del piano superiore) e di fare testamento a suo favore.


È nell’agosto 2019 che sarebbero cominciate le vessazioni durate fino alla scorsa estate, anche se l’episodio più pesante viene collocato il 22 gennaio 2020 quando, strattonando la zia invalida al 100 per cento con gravi problemi di vista e di deambulazione, il nipote le avrebbe provocato delle lesioni guaribili in sette giorni.

Per mesi aveva taciuto e sofferto in silenzio ospitando quel nipote che, da sette anni, si era trasferito da lei nel periodo in cui non lavorava da stagionale negli alberghi. Forse Ivan era l’unico parente stretto che le regalava il senso di una famiglia.

Ma a un certo punto la tensione era cresciuta di pari passo con le violenze vanno. Un giorno Albina telefona disperata a una cugina: il nipote l’aveva aggredita. E l’aveva colpita in testa con il deambulatore: Ivan Mocellin (è il racconto della 94enne finito a verbale) insisteva nel voler accompagnare la zia dal notaio per fare testamento a suo favore.

La cugina aveva riferito ai carabinieri che, pure in occasione di un suo soggiorno all’estero, aveva ricevuto le telefonate di sfogo dell’anziana finita in ospedale e tenuta in osservazione per un giorno. Poi era stata ospitata dalla cugina temendo di rientrare in casa e infine si era trasferita in una casa di risposo a Conselve.

Albina aveva raccontato nei dettagli quei maltrattamenti avvenuti mentre il nipote l’aiutava a provvedere alla pulizia di se stessa: più di qualche volta l’avrebbe costretta a restare immobile schiacciandole il torace minacciandola di morte, bloccandole il telesoccorso o staccandole il telefono. Di nuovo in aula l’1 luglio. —


 

Patate novelle croccanti con asparagi saltati, uova barzotte e dressing allo yogurt e senape

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi