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La complessa storia di Torre Belvedere, il grattacielo della zona stazione a Padova

Tanti abitanti, etnie diverse e una convivenza molto difficile: «È la via Anelli verticale. Eppure un tempo c’era la coda per vivere qui». Il videoracconto di chi ci abita e chi la controlla

PADOVA. C’è chi l’ha definito “la via Anelli verticale”. Al suo interno abitano cinesi, bengalesi, pakistani, africani, cittadini dell’Europa dell’est e anche qualche italiano. Periodicamente balza agli onori della cronaca per episodi di droga, violenza, abusivismo. Le forze dell’ordine lo conoscono bene. È il grattacielo azzurro di via Tommaseo, chiamato anche Torre Belvedere.

Qui, all’interno di uno dei 72 appartamenti che si dividono tra la scala A e la scala B, una donna cinese è stata segregata, picchiata, violentata da un connazionale di 39 anni per più di mese. La polizia, durante un controllo della zona, ha notato la donna piegata su se stessa nell’androne del palazzo, dolorante e disperata. L’uomo, che nel condominio ha in affitto vari appartamenti e che spadroneggiava sui suoi concittadini, è stato arrestato e dovrà rispondere di sequestro di persona, violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni personali.

L’inchiesta

L’indagine è in mano al pm Roberto Piccione. A breve si terrà l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Domenica Gambardella; il pm sentirà la vittima anche per capire se ci sono altre donne vittime di violenza. Saranno esaminati anche i cellulari ed eventuali altri supporti informatici di vittima e carnefice.

I residenti

Una vicenda drammatica, della quale ieri si parlava nel palazzo. «Non mi sorprende», commenta Rino Missaglia, 84 anni, uno dei pochissimi padovani che ancora abitano nel palazzo, «Qui dentro non c’è una regola. Entra ed esce chiunque. A volte mi trovo in ascensore persone mai viste, la sera vedo gente entrare con materassi in mano». Quello che sarebbe indispensabile secondo il residente, che da 55 anni vive nella torre, è un maggiore controllo.

Io, inquilino del grattacielo in zona stazione a Padova, vi racconto cosa succede

«Bisognerebbe controllare tutte le persone che entrano, come succedeva una volta. Paghiamo quasi 6 mila euro al mese e oltre ad essere un palazzo sporco non è neppure sicuro. I cinesi vanno e vengono come fossero in albergo. Fanno quello che vogliono». Eppure un tempo la situazione non era così difficile. «Una volta era tutt’altra cosa. Per comprare questa casa ho dovuto farmi raccomandare», dice Rino Missaglia, «Mi è costata 450 milioni, adesso i prezzi sono in picchiata. Non nego che se non avessi avuto problemi familiari, ci saremmo sicuramente trasferiti altrove».

Il portinaio

Il portiere del grattacielo in zona Stazione: "Il Covid ha portato meno confusione"

Eppure la mattina e il pomeriggio il condominio è vigilato da un portinaio: «Sono qui dalle 7. 30 alle 12. 30 e dalle 14. 45 alle 18. 45, tranne il sabato e la domenica che lavoro solo la mattina», dice Stefano che oltre ad essere portiere dello stabile da sei anni è anche inquilino, «Con il Covid le cose sono un po’ migliorate, tanto che non è stata più necessaria la presenza della guardia giurata di notte. Qui convivono da sempre cittadini di etnie diverse, non è sempre facile mantenere una serena convivenza».

I commercianti

L'edicolante sotto il grattacielo delle polemiche a Padova: adesso il controllo c'è

Della donna segregata, maltrattata e violentata il portiere dice di non saperne nulla, e così anche il titolare della tabaccheria che si trova proprio sotto al palazzo: «Ho visto qualche giorno fa che si fermava la polizia Scientifica ma non ho collegato la presenza al fatto. C’è un controllo ferreo della zona, è facile notare la presenza delle forze dell’ordine», spiega Nicola Donadello, da 25 anni con l’attività in via Tommaseo, «Il palazzo è frequentato da molte persone straniere e necessita di controlli. Fino all’anno scorso c’era una guardia giurata la notte che ora potrebbe ritornare».

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LA SCHEDA

Settantadue appartamenti su 18 piani

Settantadue appartamenti su 18 piani, ecco il grattacielo delle polemiche a Padova

Settantadue appartamenti, due scale, la A e la B, diciotto piani. Svetta davanti alla stazione ferroviaria il grattacielo Belvedere, costruito nel 1970 dalla Cattolica Assicurazioni. Al suo interno convivono etnie diverse in un melting pot che spesso sfocia in problemi di sicurezza. Ci sono soprattutto cinesi ma anche pakistani, bengalesi e italiani, molto pochi ormai. Oltre alle abitazioni ci sono anche alcuni studi di avvocati e la scuola d’estetica Primia.

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Blitz nella Torre della Stazione: identificate 117 persone ( 2 maggio 2019)

All'alba di giovedì mattina uomini della Questura, della Guardia di Finanza e della Polizia Locale di Padova, supportati da pattuglie di rinforzo del Reparto Prevenzione Crimine del Veneto e dal II Reparto Mobile di Padova, hanno effettuato controlli all'interno del complesso immobiliare Torre Belvedere, in piazzale Stazione a Padova, luogo noto per la presenza allinterno di affittacamere abusivi o comunque per dare ospitalità, anche temporanea, a persone per lo più straniere irregolari, dedite ad attività illecita.

La coordinata azione di monitoraggio disposta su direttive del Questore, trova fondamento anche da diverse segnalazioni ed esposti inviati alle Forze dell'ordine da parte dei residenti e dai titolari delle attività commerciali presenti allinterno del grattacielo azzurro della Stazione.

La task force, composta da oltre 70 uomini, è scesa in campo a partire dalle ore 6 ed ha effettuato servizi di pubblica sicurezza, di polizia amministrativa e polizia tributaria allinterno di 12 unità abitative, al fine di verificare lidentità degli occupanti, la regolarità dei documenti degli stranieri, la regolarità a fini fiscali e tributari dei titoli di occupazione e dei contratti di locazione, nonché la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene e salubrità, alla presenza di un tecnico del Settore Sicurezza del Comune di Padova.

Sono state identificate 117 persone, di cui 37 pakistani e 80 cinesi. Di questi, 17 sono risultati privi di documenti validi per il soggiorno sul territorio nazionale e pertanto, sono stati condotti in Questura dove sono stati sottoposti alle procedure di espulsione. Tutti sono stati denunciati per il reato di immigrazione clandestina, un cinese anche per il reato di falso perché trovato in possesso di patente rumena falsa.

Tre conduttori cinesi sono stati denunciati in stato di libertà per favoreggiamento all'immigrazione clandestina, in quanto è emerso che ospitavano cittadini irregolari per una somma che oscilla dai 5 ai 20 euro. Nel corso dei controlli sono stati riscontrati all'interno delle singole unità abitative da nove fino a 26 posti letto e in tre casi è stata riscontrata l'inidoneità degli impianti elettrici e di gas.


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Blitz dei vigili alla Torre Belvedere: scoperta una bisca clandestina cinese (9 marzo 2019)

C’è una grande passione per il gioco d’azzardo nella comunità cinese. Una comunità chiusa, quasi impenetrabile. È stato molto difficile dunque il lavoro della squadra investigativa della polizia locale, che a portato a un blitz la notte scorsa in un appartamento nella Torre Belvedere, in piazzale Stazione, con il sequestro di 8.200 euro e la denuncia dei proprietari dell’alloggio.
 
Sono stati proprio alcuni vigili durante un controllo in appartamento ad accorgersi di alcuni strani set da poker in valigetta e hanno deciso di approfondire la cosa, chiedendo alla Procura l’autorizzazione all’ispezione notturna. «In stazione la polizia locale sta facendo un ottimo lavoro per allontanare le persone che vivono nell’illegalità. E la nostra attenzione non calerà di un millimetro», è il commento del sindaco Sergio Giordani.
 
Il blitz notturno. Il blitz è scattato attorno alle 22, al decimo piano della torre Belvedere, il grattacielo azzurro di piazzale Stazione. Gli agenti erano una ventina, sia in divisa che in borghese, hanno atteso per oltre un’ora nascosti in un appartamento vicino. Nel momento in cui un cliente è entrato nell’appartamento è scattata l’ispezione. All’interno hanno trovato 45 persone tra uomini e donne, tutti cinesi, distribuiti in tre stanze e impegnati attorno ai tavoli elettronici per il gioco del “mahjong”. Per terra e sui mobili resti di cibo, sigarette e bevande, mentre nelle stanze una fitta coltre di fumo. Nella bisca c’erano anche due bambini, uno di 5 anni e uno di appena 15 mesi.
 
Denunce e sequestri. Gli agenti hanno iniziato quindi l’identificazione di tutti i presenti, oltre al sequestro di tutto il denaro. L’intestatario dell’affitto dell’alloggio è Z.Y., trentenne in possesso di un regolare permesso di soggiorno. Gli altri invece erano in parte clandestini, alcuni con il permesso di soggiorno scaduti e qualcuno persino con documenti falsi (gli agenti hanno sequestrato due carte d’identità e una patente romena falsa). Tutti sono stati perquisiti e alcuni avevano addosso anche somme importanti (fino a 10 mila euro in contanti) che però non possono essere sequestrate perché è indimostrabile che fossero utilizzati per il gioco. Tutti sono stati denunciati per aver partecipato all’azzardo clandestino. In totale, comunque, sono stati sequestrati di 8.200 euro in contanti e a tutti i materiali dei vari giochi.
 
Casinò orientale. Sono stati sequestrati infatti mazzi di carte da poker,tessere per il domino, dadi, fiches e tessere per il gioco del “mahjong”. Quest’ultimo, in  particolare, è molto diffuso nella comunità cinese. Il nome significa “sparviero di canapa”. È un gioco di combinazioni analogo a  ramino e scala quaranta. Lo scopo di ogni giocatore è creare combinazioni con tutte le tessere: il prrimo che ci riesce vince.
«Bisogna fare i complimenti agli agenti per la loro professionalità – aggiunge il primo cittadino – La Torre Belvedere è un luogo, dove anche in altre occasione la Polizia la Locale è intervenuta chiudendo un bed&breakfast abusivo. Manterremo alta l’attenzione».
 
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Il B&B si rivela un'alcova (22 febbraio 2018)

Nel delicato equilibrio della Torre Belvedere ogni tanto c’è qualcosa che scricchiola e il rumore sinistro si diffonde nella zona di frontiera che quel palazzo verde caratterizza ormai da sessant’anni: la stazione. Ieri in una sola giornata i carabinieri hanno sequestrato un’alcova del sesso a pagamento gestita da cinesi, mentre la polizia municipale ha messo i sigilli a un bed and breakfast abusivo per spacciatori e clandestini.

Gli affari degli sfruttatori cinesi che corrono paralleli senza mai intersecare quelli altrettanto illegali di due coniugi ottantenni e pensionati. La Torre Belvedere è un contenitore di vite accatastate, o più semplicemente una dimora ben diversa da quella esclusiva concepita negli anni ’60 e finanziata da Cattolica Assicurazioni. Un tempo ci abitavano i ricchi mentre avvocati e notai facevano a gara per accaparrarsi una sede nei 18 piani del grattacielo verde. Poi la stazione è diventata quella di oggi e si è ingoiata fama, blasone e vivibilità di un condominio che ora nasconde sfumature angoscianti.

Al quattordicesimo piano della Torre Belvedere i carabinieri di Prato della Valle hanno scoperto che tre ragazze cinesi tra i 20 e i 30 anni venivano obbligate a prostituirsi anche dieci volte al giorno. Gli sfruttatori tenevano in ostaggio i loro documenti. Ai clienti, tutti cinesi, chiedevano cifre che variavano dai 50 ai 100 euro a botta. E per i più esigenti c’era anche la possibilità di farsi una dose di droga. Roba forte come la shaboo, l’ecstasy o la ketamina. In manette sono finiti Fu Rong, 42 anni, di Treviso e Li Pingguang, 49 anni, di Venezia, entrambi con domicilio a Padova.

La casa gliel’aveva data in affitto un altro connazionale che invece vive a Prato. Insomma, al quattordicesimo piano della “scala A” c’era un via-vai tale da insospettire i pochi italiani rimasti. Ed è così, dalla strada, che i militari del maresciallo Giancarlo Merli hanno avuto la soffiata giusta che ha dato vita al blitz. In quella casa a luci rosse sono stati sequestrati anche 12 mila euro in contanti, un passamontagna e un coltellaccio. Esattamente al piano superiore c’era chi invece aveva messo in piedi un business da 300 euro a notte con spacciatori e clandestini.

Due coniugi ormai alla soglia degli ottant’anni, lui ex funzionario del Comune di Catania, lei ex dipendente dell’Agenzia delle Entrate, davano un letto e un riparo a chi non può andare né in albergo, né in altre strutture “legali”. Chiedevano 30 euro a notte chiudevano a chiave dall’interno per evitare che nelle ore notturne gli ospiti facessero entrare altra gente. Marito e moglie dispongono di due appartamenti al quindicesimo piano, di cui uno è il b&b “Alla stazione” mentre l’altro era quello abusivo dove per accedere non serviva nemmeno presentare i documenti. Tutto filava liscio. Fino a che il delicato equilibrio non si è rotto.

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