Cimice asiatica nella Bassa Padovana, 50 milioni di danni

Primi risarcimenti entro febbraio. Tra 2019 e 2020 il Padovano ha visto perdite ingenti all’ortofrutta. La Regione verserà una parte di indenizzi nei prossimi giorni. Il saldo nel 2022

MONSELICE. Cinquanta milioni di euro persi in due anni nel Padovano. Aziende che si sono viste “mangiare” anche l’ottanta per cento della produzione. Ora, però, sono in arrivo i primi risarcimenti: 20,6 milioni degli oltre 32 stanziati al Veneto dal Fondo di solidarietà nazionale che ristora i frutticoltori messi in ginocchio dalla cimice asiatica.

Ad assicurare l’imminente stanziamento è Coldiretti, che ricorda anche i dati relativi al quadro regionale: oltre 19 mila gli ettari interessati dagli attacchi dall’insetto killer con prevalenza di melo, kiwi, pero e pesche, per 975 aziende colpite in totale e concentrate nella provincia di Padova, Verona, Treviso e Rovigo. Danni per 70 milioni di euro, solo considerando il 2019.

«Nel biennio 2019-2020 le perdite hanno superato i 50 milioni di euro nella nostra provincia e hanno interessato alcune centinaia di aziende» spiega Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova «Per alcuni prodotti come le pere abbiamo registrato danni superiori all’80 per cento ma è tutta l’ortofrutta ad essere seriamente minacciata. Il 2020 ha visto una flessione del fenomeno ma la cimice c’è ancora ed è molto attiva».

La notizia del mese è l’arrivo dei risarcimenti: il Ministero ha disposto un indennizzo che coprirà il 47% delle perdite totali. Dopo il primo versamento previsto entro la fine di questo mese, seguirà il secondo acconto e il saldo finale da assegnare a febbraio 2022: un lasso di tempo lungo rispetto all’anno orribile del 2019 a cui fa riferimento la contabilità ministeriale.

Vanno ricordati, comunque, anche i 5 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Veneto la cui erogazione è stata già corrisposta.

Una somma importante arriverà nel Padovano, dove sono 700 gli ettari che hanno dovuto fare i conti con la cimice asiatica. Le zone più colpite: San Pietro Viminario, Pernumia, Monselice e parte del Montagnanese. L’indennizzo, pur importante, non basta: «Nonostante le difficoltà di quest’ultimo triennio» aggiunge Bressan «gli imprenditori agricoli hanno messo in campo tutte le strategie possibili per salvare le produzioni: dalle reti antinsetto al controllo biologico con l’introduzione della vespa samurai. Dal punto di vista scientifico Coldiretti ha promosso un sistema di monitoraggio con un centinaio di postazioni per le rilevazioni territoriali sull’infestazione stagionale. I costi sostenuti non sono irrilevanti: la responsabilità sociale degli imprenditori merita attenzione e un riconoscimento economico all’altezza di quanto fatto per arginare la calamità». —
 

Vellutata di asparagi al latte di cocco

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi