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Non c’è lo stop al traffico. Sui Colli la migrazione dei rospi in amore è affidata ai volontari

Nessuna modifica alla viabilità sulle strade verso i laghetti. Si rischia l’ennesima mattanza. E quest’anno c’è anche il coprifuoco 

Il caso

Temperatura sopra gli otto gradi e pioggerellina serale. La natura annuncia il tempo della migrazione per rospi comuni, smeraldini e rane di lataste dei Colli Euganei che fino ad aprile si muoveranno a migliaia verso l’acqua dei laghetti a valle, dove le femmine depositeranno le uova e i maschi le feconderanno. Sotto la luna, con il sottofondo del canto degli allocchi e il gracidare dei rospi maschi, l’evento diventa magico. Se non fosse per il fatto che questi anfibi - alcuni dei quali appartengono a specie protette che arricchiscono lo straordinario ecosistema del parco - devono attraversare asfalti trafficati e finiscono schiacciati, a centinaia ogni sera sulle strade di Galzignano, Torreglia, Rovolon, Teolo, Arquà Petrarca, Cinto Euganeo e Baone.



Le reti e il traffico

Sos Anfibi, l’associazione che si prende cura di loro - aiutandoli nell’attraversamento, visto che i percorsi protetti praticamente non esistono, nei giorni scorsi ha cominciato a posizionare reti di protezione, per fermare l’attraversamento degli anfibi. Ma la soluzione più idonea sarebbe quella di vietare il transito delle auto lungo le strade interessate dal fenomeno. Esistono percorsi alternativi, fanno presente dalla Lega per l’abolizione della Caccia, e non sono particolarmente scomodi. Si eviterebbe una mattanza. Invece il prefetto Renato Franceschelli, cui è stata inoltrata l’ennesima richiesta di modifica della viabilità, ha risposto che «nel bilanciamento degli interessi coinvolti, le pur comprensibili ragioni di tutela della fauna anfibia risultano essere recessive rispetto alle esigenze della viabilità».

Corsa contro il tempo

Si rischia l’ennesima strage, insomma. Anche perché ci sono 4,5 chilometri di reti da posizionare e i volontari da soli non ce la faranno. Veneto Agricoltura ha messo a disposizione solo due operai, avendo altri progetti da seguire. Le coppie di rospi - femmine che portano sul dorso i maschi - cominceranno presto a scendere numerose e le auto, in barba al limite dei 30 orari, le travolgeranno. Quest’anno poi c’è un problema in più, l’orario del confinamento obbligatorio.

Alle 22, in mancanza di una deroga, i volontari dovranno essere a casa. E se è vero che anche il traffico sarà ridotto per lo stesso motivo, è altrettanto vero che nell’ora precedente difficilmente si potranno presidiare i punti di attraversamento. A metà gennaio, due richieste sulla “sussistenza dei motivi di necessità per gli spostamenti finalizzati al salvataggio degli anfibi” e per il riconoscimento del salvataggio come “necessario” sono state inviate al prefetto. Ma ancora non è arrivata una risposta. E in mancanza di autorizzazione, nessun volontario si assumerà il rischio di una sanzione.



Un fenomeno sottovalutato

Il quadro che emerge, una volta di più, è quello di una generale impreparazione alla tutela di queste specie. Tutto il lavoro ricade sui volontari, una trentina circa, che l’anno scorso - in un paio di mesi di attività serale - hanno messo al sicuro quasi 30 mila esemplari. —


 

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