Contenuto riservato agli abbonati

«I ristoranti sui Colli sono ripartiti ma serve anche la cena per poterci rilanciare»

Parla Fabio Legnaro, titolare della trattoria Ballotta di Torreglia. «Per questo weekend si annuncia l’esaurito, ma non basta» 

l’intervista


I ristoratori dell’area dei Colli Euganei si stanno attrezzando per far fronte al pienone annunciato per il weekend. Tornano a lavorare i dipendenti fissi rimasti in cassa integrazione, ma anche quelli a chiamata come aiuto cuochi, camerieri e lavapiatti. Anche se la maggior parte dei locali ha alzato le serrande lunedì scorso come previsto dalla zona gialla, durante la settimana gli affari sono stati magri. L’attesa è tutta per il pranzo di sabato e domenica, quando i locali dell’area, com’era successo prima dell’arrivo della zona arancione, richiameranno numerose famiglie che non vedono l’ora di uscire per tornare al ristorante e farsi una gita nel territorio del Parco.

Fabio Legnaro, titolare dell’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia, un locale che vanta oltre 400 anni di storia, è fiducioso sul futuro del settore della ristorazione anche se le perdite finora sono state enormi e rimettersi in carreggiata, pandemia permettendo, ci vorrà del tempo.

«Siamo ormai vicini al traguardo dei dodici mesi dall’inizio emergenza sanitaria e alzare il telefono e sentire in queste ore i clienti che si rifanno vivi per prenotare un tavolo per il pranzo in questo fine settimana, ci riempie di speranza», afferma il ristoratore che è stato tra i fondatori dell’associazione Tavole Tauriliane.

«Da una parte siamo contenti perché continuare con la chiusura totale si rischiava di fallire, dall’altra siamo arrabbiati perché ci aspettavamo i poter aprire anche per la cena».

Quant’è importante nel bilancio della sua azienda l’apertura serale?

«Noi come tutti i ristoranti del Colli non siamo vicini ai grossi centri urbani e alle zone industriali, durante la settimana a pranzo, salvo qualche eccezione, non lavoriamo con i dipendenti delle aziende. Diciamo che a cena facciamo oltre il 70% del fatturato giornaliero. Non capisco perché i centri commerciali e i supermercati sono aperti oltre le ore 18 e noi invece no. Come pure non riesco a capire come un locale in regola con le norme anti-Covid a mezzogiorno è sicuro e la sera no. Le nostre sale sono ampie, ricavate in un vecchio casolare che ci permette di distanziare i tavoli di 2, 5 metri l’uno dall’altro. Mi accontenterei di poter lavorare fino alle 22. Speriamo che chi a livello romano fa queste scelte capisca, ci aspettiamo un allargamento delle restrizioni».

Qualche suo collega sui Colli è ancora indeciso se aprire domani e domenica a pranzo o continuare a tenere chiuso perché ritiene che siano più le spese per mettere in azione la cucina solo per pranzo che il guadagno.

«Gli affiliati alle Tavole Tauriliane sono tutti aperti, così come la stragrande maggioranza dei colleghi della zona. Capisco che i costi sono alti per mezza giornata di lavoro ma dobbiamo tener duro in attesa di tempi migliori. Il problema riguarda forse alcuni agriturismi che aprono il venerdì, sabato e domenica».

Cos’ha significato perdere tutte le cene aziendali pre-natalizie?

«Per noi il periodo delle feste natalizie significa un fatturato del 40% di quello dell’intero anno. È stato, aldilà dell’aspetto economico, un periodo molto triste nel vedere le sale vuote e la cucina spenta. Speriamo non succeda mai più».

Avete ottenuto contributi da parte del Governo?

«Con la nostra tenacia siamo riusciti ad ottenere tutti i ristori previsti nei tempi stabiliti. Non sono stati tanta cosa, anzi. Con questi soldi non siamo nemmeno stati in grado di pagare le bollette. Per fortuna siamo riusciti a far arrivare la cassa integrazione ai dipendenti che hanno la famiglia da mantenere e questa è la cosa che più mi fa piacere. Ma al passato è meglio non pensarci. Ora siamo concentrati sul ritorno dei clienti per il pranzo di domani e domenica». —




 

Fiammiferi di asparagi con aspretto di ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi