Nella Bassa più morti che in provincia. Esposto sulla chiusura di Schiavonia

Il M5S deposita una denuncia in Procura: nel 2020 i morti cresciuti del 6,94% nel Padovano, ma del 9,91% nell’Usl 17

MONSELICE. «Esiste un nesso tra il maggior tasso di mortalità nella Bassa padovana rispetto al resto della provincia e il lungo periodo di chiusura o sospensione dei principali servizi dell’ospedale di Schiavonia durante l’emergenza Covid?». Se lo chiede il Movimento 5 Stelle, che ha inviato un esposto alla Procura della Repubblica di Padova. C’è un dato, su tutti, che dà forma al quesito: il 2020, considerando il confronto con la media dei decessi dal 2015 al 2019, ha registrato per la provincia di Padova un aumento della mortalità del 6,94%. Se si considera esclusivamente la Bassa padovana, la percentuale schizza al 9,91%.

Ora, leggere un dato statistico di questo tipo richiede massima cautela e più indici di valutazione: la suggestione che lascia la cifra, tuttavia, non è certamente banale. A maggiore ragione se, ormai da mesi, i sindaci della Bassa vanno denunciando proprio questo: l’assenza di un ospedale di riferimento può essere pagata anche con i morti.

I NUMERI

Ecco i numeri che stanno alla base dell’esposto del M5S. La denuncia prende in considerazione i dati Istat, diffusi lo scorso 30 dicembre, che analizzano – Comune per Comune – la media dei decessi rilevati da marzo a ottobre dal 2015 al 2019 e il numero dei morti registrati negli stessi mesi nel 2020. Emerge così che nei 102 Comuni padovani tra il 2015 e il 2019, da marzo a ottobre, si sono contati 5.808 morti all’anno, mentre nel 2020 si è arrivati a 6.211. Risultato: 403 morti in più, per un +6,94%.

Se si considerano i 44 Comuni che fanno riferimento all’ospedale di Schiavonia, i morti passano da 1.281 a 1.408. Dunque 127 in più, per un aumento del 9,91%. E ancora, se al totale provinciale si sottraggono i Comuni della Bassa, quel 6,94% scende a 6,09%. La differenza tra Bassa padovana e resto della provincia, quindi, è di 3,82 punti percentuali. Che, al di là dei freddi numeri, si traducono in vite umane perse.

L’ESPOSTO

A cosa è dovuto questo numero più elevato di decessi? È in qualche modo legato alla scelta, più volte criticata dagli stessi sindaci, di destinare per mesi all’emergenza Covid l’unico ospedale del territorio, il Madre Teresa di Schiavonia? La domanda è messa nero su bianco in un esposto alla Procura dalla parlamentare del M5S Francesca Businarolo, dalla consigliera regionale Erika Baldin, dai consiglieri comunali Angelo Giuliani (Monselice) e Federico Visentin (Conselve), insieme agli attivisti Diego Boscarolo, Luca Martinello, Mauro Piccolo, Andrea Barbiero e Michele Cavallaro.

Proprio leggendo i dati ufficiali dell’Istat sulla mortalità, i firmatari dell’esposto chiedono «l’intervento dell’autorità per accertare eventuali responsabilità, civili e penali, in ordine all’eccesso di mortalità e i danni alla salute verificatisi nel distretto Padova Sud». E ancora, «se questo possa collegarsi alla malagestione della Sanità pubblica da parte della Regione, in particolare alla chiusura dell’ospedale di Schiavonia e alla mancanza di presidi sanitari in grado di assicurare tempestività e adeguatezza delle cure nell’area dell’ex Usl 17 ai cittadini residenti».

TERRITORIO SGUARNITO

Sottolinea il M5S: «Siamo di fronte ad un eccesso di mortalità sul cui va fatta luce, soprattutto se consideriamo che con lo scoppio della pandemia l’unico ospedale di riferimento per i Comuni del distretto Padova Sud, 180.000 abitanti in tutto, è stato destinato all’emergenza Covid. I posti letto a disposizione del territorio sono già in numero inferiore rispetto a quanto previsto dal piano sociosanitario».

Gli stessi sindaci della Bassa padovana sono intervenuti più volte, dalla scorsa primavera, chiedendo al presidente della Regione, all’assessore alla Sanità e ai vertici dell’Usl una maggiore copertura sanitaria. Denunciavano l’eccessiva distanza degli ospedali alternativi (un esempio: ospedale di Camposampiero e Comune di Castelbaldo, 90 chilometri) ma anche il rischio di aumento dei tempi di soccorso. La parlamentare Francesca Businarolo chiede di «accertare le responsabilità civili della Regione. Il dimezzamento dei posti letto e la riduzione del personale hanno fortemente penalizzato il territorio nel corso dell’epidemia. Tutto ciò è anche la conseguenza di precise scelte politiche, che non possono sempre pagare i cittadini».

La consigliera regionale Erika Baldin ha depositato un’interrogazione per conoscere i tempi di percorrenza delle ambulanze nella Bassa e se la Regione intenda valutare la riapertura degli ospedali dismessi: «Nessuno mette in dubbio che si sia agito con le migliori intenzioni, mettendo davanti a tutto la tutela della salute dei cittadini. C’è però un territorio oggettivamente in sofferenza, che merita risposte». —

Nicola Cesaro

Nicola Stievano


 

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