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Bracconaggio nell’Oasi di Codevigo, sos di Legambiente: «Sparano alle folaghe»

Carenza di sorveglianza per l’area umida di Ca’ di Mezzo.  «Le guardie provinciali e i forestali assicurino i controlli»

CODEVIGO. Bracconaggio nell’Oasi di Ca’di Mezzo. Nel mirino fagiani e germani reali e pure le specie protette come le folaghe. A lanciare l’allarme è il circolo piovese di Legambiente che da anni gestisce l’area di umida di proprietà del Consorzio di bonifica Adige Bacchiglione.

Estesa su una trentina di ettari strappati più di 30anni fa all’agricoltura, l’Oasi di Ca’di Mezzo è stata la prima area di fitodepurazione italiana, nata con la finalità di attuare processi di depurazione naturale delle acque di scolo del canale consorziale Altipiano e contribuire così al disinquinamento della Laguna.

Incastrata tra il Canal Morto e il fiume Bacchiglione, ai confini con Civè di Correzzola e Chioggia, l’area umida è diventata negli anni anche una vera riserva naturale aperta al pubblico, dove acque poco profonde, canneto, cespugli e piante arboree creano ambienti che offrono cibo e rifugi ad un elevato numero di specie animali. Un ambiente adatto per la riproduzione e lo svernamento degli uccelli e dove molti piccoli mammiferi trovano nicchie ecologiche ideali. L’intera area è interdetta alla caccia perché zona di ripopolamento e cattura.

«Ci arrivano numerose segnalazioni» spiegano alla Legambiente «di persone che vanno a caccia nell’oasi. Ci troviamo di fronte a cacciatori di frodo che, approfittando della mancanza di vigilanza specifica per questo tipo di reato, si sentono tranquilli nel cacciare in zone interdette a questa attività». Ed è proprio la questione dei controlli il punto debole della vicenda.

«Purtroppo il servizio di sorveglianza provinciale» denuncia Legambiente «da qualche anno ha cominciato a fare solamente orario di ufficio nei giorni feriali e di conseguenza non è possibile richiedere l’intervento delle guardie provinciali perché questi atti avvengono alla mattina presto e tendenzialmente durante il weekend. Sono poi venute a mancare anche le guardie venatorie volontarie di Legambiente perché, con il regolamento richiesto dalla Questura, il servizio è divenuto troppo vincolante per svolgerlo in maniera volontaria».

Per garantire un’adeguata sorveglianza alla riserva è necessaria una svolta politica. «Chiediamo» concludono al circolo «che guardie provinciali e carabinieri forestali possano assicurare la sorveglianza necessaria e che sia ripristinato il numero di emergenza specifico, in modo che chiunque possa segnalare all’istante la presenza di bracconieri. Quando le funzioni su caccia e pesca erano della Provincia il numero telefonico era sempre funzionante. Da ottobre 2019 le funzioni sono però passate alla Regione ed i risultati sino ad ora non sono stati positivi». ––

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