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Padova. Nel cuore del Santo c'è chi passa la domenica a preparare panini per i poveri

I volontari del Cisom al lavoro di domenica mattina per confezionare le cene al sacco destinate ai senza fissa dimora

PADOVA. Due panini, un frutto, un dolcetto, una bottiglia d’acqua. Cento volte, sempre con la stessa cura. Come fosse una carezza. Alle otto del mattino di una domenica fredda e piovosa, venti volontari del Cisom sono già al lavoro, nel “retrobottega” della basilica del Santo. Da qui, prima delle dieci, partirà un carico di cene al sacco per i senza fissa dimora che pranzano alle Cucine popolari e vanno via con le scorte per la sera. «Non è come quando andavamo a consegnare i pasti di persona e potevamo vedere i loro sorrisi», si dispiace Rosa. «Ma adesso va bene così».

Domeniche speciali


L’emergenza Covid ha rivoluzionato gli aiuti, ma il volontariato non si è scoraggiato. Sospesi i pranzi nelle parrocchie, appuntamento fisso della domenica per una trentina di comunità padovane e i bisognosi che gravitano loro intorno, l’intero servizio è stato riorganizzato. Le Cucine di via Tommaso aprono le porte per pranzo - cosa che prima non avveniva - con la presenza di suor Albina e di un operatore.

E il “gruppo pranzi” delle parrocchie invia una ventina di volontari che pensano a tutto, dalla cucina al servizio, dal lavaggio piatti alla gestione della sala. Così il pasto caldo è garantito per un centinaio di ospiti. Invece alla cena pensano a turno altre associazioni. Come il Cisom, che dopo il turno dell’8 e del 25 dicembre e quello del 6 gennaio, ieri si è fatto carico di preparare un centinaio di cene al sacco. E lo rifarà per altre due domeniche a febbraio, il 7 e il 28.



Flessibilità

«Un po’ ci siamo reinventati», racconta Maurizio Sinigaglia, capo di un gruppo che conta un’ottantina di volontari. «Prima andavamo in strada ad assistere i senza fissa dimora, in zona Stazione, ora non si può fare», racconta. «Nel periodo del lockdown abbiamo distribuito mascherine a Cadoneghe, adesso tra i nuovi servizi c’è anche questo dei pasti al sacco. E abbiamo messo a disposizione due psicologi per i cittadini, sempre a Cadoneghe, perché il periodo è difficile».

Il volontariato ha questa forza: dalla sera alla mattina può reinventarsi, adattarsi. «Poi, certo, noi continuiamo a fare la nostra parte, qui in basilica con l’assistenza sanitaria ai pellegrini e i corsi di pronto soccorso con cui riusciamo ad autofinanziarci». Il Cisom, corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta, è pieno di medici, infermieri, figure sanitarie qualificate. «Ma abbiamo anche esperti di trasmissioni radio ed elettricisti», sottilinea Mauro Michelotto, il vice capogruppo, «perciò interveniamo anche in casi di calamità naturali, come ad Amatrice».

Sempre di più

Uomini e donne, dai 20 agli 80 anni, si avvicinano al Cisom. La selezione è, per così dire, naturale: il gruppo è confessionale, vive dentro la basilica, ha una struttura piramidale e gerarchica ben definita. «Qualcuno associa il nome alla massoneria», sorride Sinigaglia, «qualche altro chiede di iscriversi per avere medaglie. Ma sono casi rari, per fortuna». Il Cisom è più noto per le sue attività, in tutta Italia. A Lampedusa, per esempio, dove i suoi volontari sono a bordo delle motovedette. E dove il coordinatore del progetto di soccorso è Attilio Dello Vicario, uno dei fondatori del gruppo di Padova. Che dal 2000 a oggi ha quadruplicato i suoi volontari e che di medaglie da esibire ne ha tante. Medaglie di gratitudine. —


 

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