Metà tra ristoranti e bar padovani pronta a riaprire

Se arriva il disco giallo, un locale su tre lavorerà già dal 30 gennaio. Segato (Appe): «La ripresa sarà lenta e sempre limitata»

PADOVA. Dopo quasi 40 giorni di stop (l’ultima somministrazione risale al 23 dicembre 2020) il 50% dei 3000 pubblici esercizi tra città e provincia è pronto a riaprire già domenica se il Veneto diventerà zona gialla. Saranno il 60% entro il prossimo fine settimana e addirittura il 70% (di 350 aziende) nel centro storico.

«Non ci sono dubbi per la ripartenza del 30% che sta facendo quotidianamente delivery già per questa domenica» conferma Filippo Segato, segretario dell’Associazione provinciale dei pubblici esercizi (Appe), «malgrado l’incognita della conferma del passaggio in zona gialla e di quando sarà effettivamente operativo, ovvero se dalla mezzanotte di sabato o di domenica».

In ogni caso il mondo della ristorazione gioca d’anticipo e per qualcuno, soprattutto i ristoranti chiusi che non hanno optato per il servizio di take away e delivery, è perfino un azzardo: «Le distinzioni da fare sono tante» continua Segato, «una pizzeria che ha sempre lavorato dovrà “solo” aumentare gli ordini, ma un ristorante, mettiamo sui Colli, chiuso dal 23 dicembre, deve pulire, sanificare, fare gli ordini e scaldare gli ambienti, operazioni che potrebbero richiedere anche due giorni. Tutti saranno operativi per il prossimo fine settimana, anche il 40% che ora non è pronto lavorerà questa settimana in vista del prossimo week end».

Tuttavia in pochi richiameranno subito i dipendenti dalla cassa integrazione: «Una stima realistica» spiega il numero uno Appe, «è che subito sarà chiamato un 20-30% di collaboratori ed entro il prossimo fine settimana anche il 60-70%, probabilmente a rotazione».

Entusiasmo dunque tanto, ma anche qualche chiarimento: «Non si pensi che la ristorazione torni a regime» scandisce Segato, «resteranno comunque notevoli limiti: 4 persone per tavolo, distanziamento che attesta la capienza al 40% del locale - dunque 30 coperti contro i 100 pre-Covid - e infine stop alle 18 della somministrazione».

Si lavorerà al minimo delle potenzialità: «Un ristorante sui Colli si può immaginare organizzi due servizi, ovvero i pranzi del sabato e della domenica, dunque parliamo del 20% delle sue potenzialità» continua Segato, «per un bar in zona uffici, invece, pur considerando che c’è ancora lo smartworking, tra colazioni, pranzi e pause caffè, si può considerare un 50-60% del fatturato».

L’Associazione a livello nazionale (con la Fipe) va al rilancio: «Abbiamo proposto al Comitato tecnico scientifico l’estensione della somministrazione alle 22 e alle 18 in zona arancione» fa sapere il segretario Appe, «a fronte di ulteriori impegni da parte nostra, come la misurazione della temperatura e la registrazione dei clienti con nome e cognome per la tracciabilità».

La speranza si sente e si appiglia a tutto, compresi i saldi che partiranno il 31 gennaio, ma non cancella le preoccupazioni: «Per domenica» riferisce David Nalesso, titolare di tre pub-ristoranti, a Curtarolo, Limena e Fontaniva, «richiamerò 5 dipendenti su 35 e sto già accettando prenotazioni. Ho pre-allertato i fornitori, ma è tutto un azzardo perché se le previsioni saranno smentite non se ne farà nulla. Ma ho bisogno di lavorare perché con il delivery ci pago appena le bollette. Non ho lo stipendio da un anno e, se non avessi avuto un’azienda forte, sarei già fallito». —

elvira scigliano
 

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