«Per controllare gli alberi di Padova sfidiamo la gravità e lassù tutto è più chiaro»

Giovanni Morelli ha seguito la potatura del platano di piazzetta Nievo. «È una sfida operare su arbusti così imponenti: avrà circa 140 anni» 

Il racconto

A quasi 40 metri di altezza, appollaiato sui rami di un albero secolare, la prospettiva di un uomo cambia, fino a sentirsi parte dell’universo. Almeno per una manciata di minuti, da arboricoltore diventi filosofo. E quello che è accaduto nei giorni scorsi ai “giardinieri acrobati” che hanno potato il grande platano in piazzetta Nievo. A seguire le operazioni e a pianificare l’intervento Giovanni Morelli, che è come dire un’eminenza di questo mondo.

Agronomo, ferrarese, è una delle 10 persone in Italia ad occuparsi di alberi monumentali a tempo pieno. Mentre sono una trentina i professionisti capaci di assicurarsi alle corde ed arrampicarsi su per l’anima di questi vecchi saggi della natura e un centinaio i cosiddetti treeclimber.

In piazzetta Nievo hanno lavorato, oltre a Morelli, 8 persone che si sono alternate in cima. Il lavoro è stato orchestrato dall’assessora al verde Chiara Gallani. «Un albero è un patto tra generazioni – spiega Morelli – Vengono dal passato, si soffermano tra le nostre mani e in un batter di ciglio vengono consegnati alle future generazioni. In passato bastava lasciarli al loro destino, oggi è necessario accompagnarli e tutelarli».

Occuparsi di un albero che ha più di un secolo non si può improvvisare, ma servono delle eccellenze. Proprio com’è accaduto al platano di piazzetta Nievo, databile intorno al 1870-1890: «È ragionevole pensare sia di quegli anni – spiega l’esperto – È un albero che sta bene, controllato da molto tempo, con una sua cartella clinica i cui parametri ci dicono che è in salute e gli acciacchi sono gestibili».

Infatti l’ultimo intervento non aveva lo scopo di risolvere una criticità contingente, ma di fare prevenzione da qui a 10-20 anni. «Oggi ci sono tre tipi di arboricolture – continua Morelli – Curative, intervieni per risolvere un problema immediato; preventive, come la potatura d’accompagnamento del platano padovano, e infine palliative, che è la nuova frontiera: accompagnare il declino di un albero affinché non sia pericoloso e la sua fine sia dignitosa».

A tanti però è sembra uno sforzo economico ingiustificato: «Non è così, un albero morto ha valore ecologico per 80-100 anni a venire perché continua ad essere la casa di migliaia di creature che su di lui vivono e di lui si cibano». Ma non è, per fortuna, il caso del nostro platano: un esemplare di 38 metri, più alto di un quinto piano.

«Il tacito patto tra uomo e natura – rivela Morelli – è fatto di vantaggi importanti per l’uomo, dall’ossigeno alla mitigazione del clima, fino alla cattura delle particelle inquinanti, ma è fatto anche di benefici psicologici. Quando sei lassù, quando ti senti partecipe del tutto, quando per un istante cogli la vibrazione dell’universo, allora riordini le tue priorità e le piccole questioni della vita ti appaiono per quello che sono: sciocchezze. Gli alberi sono sopravvissuti ai dinosauri, se ne stanno fregando del Covid, loro sono colonie della vita potenzialmente immortali. I ragazzi che li scalano verso il cielo, arrampicandosi su questi giganti, conoscono la beatitudine».

Morelli adesso scala gli alberi con gli occhi del cuore, ha appeso le corde al chiodo dell’età, ma restano eterni i ricordi. Come quando salì in cima al cipresso di San Francesco, nelle prime colline dietro Rimini: «la tradizione vuole che sia stato piantato dal santo in persona. Anagraficamente è plausibile e questa consapevolezza ha provocato in me una grandissima meraviglia. Ci sono alberi che, oltre ad essere delle sfide tecniche, hanno significati simbolici che li rendono magici». —


elvira scigliano
 

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