«Ansia, apatia e tristezza. Lo stop all’attività fisica nel Veneto del Covid ha ricadute psicologiche»

Silvia Rizzi, psicologa delle Fiamme Oro: «Non ci sono solo effetti fisici. È fondamentale riconoscere il malessere e provare a chiedere aiuto» 

l’intervista

«Mia figlia, 15 anni, dalla settimana scorsa ha iniziato una terapia con una psicoterapista dello sport. Fa sport agonistico da quando era bambina, prima della pandemia si allenava tutti i giorni, è sempre stata bravissima a scuola, ma ultimamente non stava bene. Finché, prima di un’amichevole, ha avuto una crisi d’ansia: tachicardia, paura, nausea. Non le era mai accaduto. Ci siamo rivolti subito a una delle migliori specialiste in città, la dottoressa Silvia Rizzi». A raccontare questo episodio è un padre che lavora nel mondo dello sport ed ha avuto la prontezza di intuire subito il disorientamento della figlia.


Lo stop all’attività fisica ha messo a dura prova il corpo e la mente degli sportivi. Per i ragazzi, in alcuni casi, ha provocato un vero e proprio crollo. Come aiutarli? Come capire le avvisaglie di malessere? Ne parliamo, appunto, con la dottoressa Silvia Rizzi, psicologa ufficiale del gruppo sportivo Fiamme Oro Atletica e psicoterapeuta.

Dottoressa, cosa ha comportato il blocco delle palestre negli adolescenti?

«Il cervello umano non è programmato per fare fatica, ma per sopravvivere e risparmiare energia. Ciò che ci fa alzare ogni mattina, assolvendo le nostre responsabilità, sono le motivazioni. L’emergenza Covid ha polverizzato ogni nostro obiettivo pianificato. La sospensione dell’attività sportiva agonistica e dilettantistica ha conseguenze organiche e psicologiche».



Con quali effetti?

«A livello organico rallentamento del flusso sanguigno, diminuzione delle connessioni neurali e peggioramento della memoria, diminuzione del volume delle fibre muscolari e della resistenza, ritenzione idrica, aumento della massa grassa e diminuzione della massa magra. A livello psicologico aumento di stress e ansia, insonnia, maggiore percezione della stanchezza, di sentimenti di apatia, tristezza e depressione, sbalzi d’umore, diminuzione dell’autostima e della motivazione. L’International Society of Sport Psychology (Issp) ha stabilito che l’attività fisica produce benessere psicologico: aumenta la fiducia e la consapevolezza, migliora l’umore, riducendo depressione e ansia, aumenta l’abilità nel far fronte alle attività quotidiane e incrementa il piacere per l’esercizio fisico. Allo stop dell’attività fisica bisogna aggiungere l’isolamento dei ragazzi rispetto ai coetanei e alla routine scolastica e dunque viene a mancare la sensazione di stabilità percepita solitamente».

Cosa si può fare?

«In questa fase pandemica è fondamentale riconoscere sintomi di ansia, depressione, isolamento sociale, eccessivo e improprio utilizzo della tecnologia. Prima di tutto bisogna chiedere ai ragazzi come stanno e ascoltarli, ricordando che abbiamo due orecchie e una bocca: dobbiamo ascoltare il doppio e parlare la metà. Inoltre bisogna dire ai ragazzi che paura, rabbia, angoscia, colpa, ansia, disperazione e dolore sono in questo momento reazioni emotive normali. È fondamentale “occuparsi e non preoccuparsi”: è normale preoccuparsi per il futuro, ma se passiamo tutta la giornata imprigionati in pensieri e paure per quello che forse potrebbe accadere, la nostra mente non avrà più le risorse per individuare cosa è possibile fare di utile adesso».

Un consiglio?

«Provare a confinare in uno spazio specifico le emozioni negative e utilizzare lo strumento della scrittura per gestirle. Inoltre chiedere aiuto a un esperto: lo psicologo non è il medico dei fragili, ma il medico dei coraggiosi. Ci vuole coraggio per ascoltare se stessi perché come diceva Seneca “ovunque vai ti porti dietro te stesso”». —
 

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