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Chirurgia a Padova, 6 mila interventi da recuperare in Azienda ospedaliera

Domani il nuovo piano per aumentare le operazioni al Policlinico. Donato: «Il Covid ora rallenta, più terapie intensive libere»

PADOVA. Dagli 80 ai 100 interventi chirurgici in meno a cui si aggiungono una media di 1.500 prestazioni ambulatoriali rinviate: è la scure che ogni giorno si abbatte sull’attività dell’Azienda Ospedale Università di Padova dallo scorso ottobre, quando la seconda ondata della pandemia di Covid 19 ha costretto a dirottare un numero crescente di strutture e personale all’emergenza sanitaria.

Ora però il coronavirus è in arretramento, ormai da due settimane tutti gli indicatori riportano il segno meno: nuovi contagi, accessi al Pronto soccorso, ricoveri e occupazione delle Terapie intensive sono tutti in fase discendente. E si cerca di recuperare qualche scampolo di normalità. Domani il direttore generale Daniele Donato incontrerà tutti i direttori delle Chirurgie per il nuovo piano di lavoro per tornare progressivamente alla mole di interventi pre emergenza.

Sia nel trattamento del Covid che nella pianificazione dell’attività chirurgica, il ruolo delle Terapie intensive è cruciale. «Nella prima ondata della pandemia» ricorda Donato, «avevamo dedicato al Covid 39 posti letto di Terapia intensiva, mentre in questa seconda fase siamo arrivati a 53. Gli ultimi sei posti sono stati allestiti al quarto piano del Policlinico dove c’erano le sale operatorie di Orl e sono proprio questi che, già da qualche giorno, si sono liberati dai pazienti Covid. Domani è in programma una riunione con i direttori di tutte le Chirurgie per programmare un aumento dell’attività in sala operatoria. La riduzione dei posti in Rianimazione ci aveva costretti a ridurre gli interventi, prima da 250 a 180 al giorno, nell’ultimo periodo a 150 in media».

Da ottobre sono almeno 6 mila le operazioni saltate in sala operatoria. «Una buona parte attiene all’attività di Day e Week Surgery, che tra l’altro al Sant’Antonio abbiamo ripreso già nei giorni scorsi, ma c’è una componente non indifferente di interventi importanti. Tutti gli ambiti della Chirurgia sono sotto stress per l’arretrato accumulato, sia per le patologie più frequenti sia per quelle più complesse. La sola Cardiochirurgia è passata da 15 a 10 posti a disposizione in Terapia intensiva, dovendo quindi ridurre gli interventi di almeno un terzo. Inoltre al nodo delle strutture si aggiunge anche quello del personale che abbiamo dovuto destinare ai reparti Covid».

Oltre all’attività in sala operatoria c’è anche quella degli ambulatori che da ormai quattro mesi è azzoppata: «Il nostro trend a regime va da 3.700 a 4 mila prestazioni ambulatoriali al giorno» rileva il dg, «ora siamo a 2.300-2.400, potendo garantire solo urgenze e priorità più stringenti. Anche qui c’è molto da recuperare, ma in questo caso attendiamo indicazioni dalla Regione».

E sempre la Regione dovrà sbloccare la libera professione: «Per noi è un tassello molto importante perché il livello elevato di professionalità che abbiamo attrae pazienti da tutta Italia, e questo vale sia per le prestazioni in regime pubblico che per quelle in regime di libera professione. Specialità come la Chirurgia toracica e l’Epatobiliare hanno quasi la metà dei pazienti da fuori regione. Ora non ci resta che sperare che il trend discendente della pandemia si consolidi». —
 

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