Lo scienziato: «Gli highlander del Covid salvati dal Dna»

Il professor Gabelli, responsabile del centro per l’invecchiamento, spiega la grande resistenza dimostrata da molti over 80

PADOVA. Sono ultranovantenni, alcuni anche ultracentenari, hanno contratto il Covid e l’hanno superato praticamente indenni. Sono loro gli highlander della pandemia. Capelli canuti, rughe profonde ma fisico robusto, anzi robustissimo. Sono anziani che contro ogni pronostico o aspettativa riescono a sconfiggere il virus e a proseguire senza troppi strascichi la loro lunga vita. Un fenomeno osservato già nella prima ondata di coronavirus e che si è ormai consolidato anche per quanto riguarda la seconda.

Alla domanda su come mai l’infezione su questi anziani non risulti né aggressiva né letale non è facile rispondere neppure per i medici che li hanno in cura. A fare un po’ di chiarezza ci pensa tuttavia il professor Carlo Gabelli, medico e ricercatore dell’Azienda Ospedale Università di Padova, attualmente responsabile del Centro regionale per lo studio e la cura dell’invecchiamento cerebrale (Cric) della Regione Veneto.


Professor Gabelli come mai persone così anziane riescono a superare indenni il Covid?

«Sappiamo abbastanza poco di questa malattia e delle reazioni immunitarie che si scatenano. Si può dire che non sono sempre uguali e nello specifico che esistono anziani fragili e anziani robusti».

Chi sono gli anziani fragili?

«Un anziano in casa di riposo è mediamente fragile e purtroppo ha anche una mortalità più elevata».

E gli anziani robusti che sono?

«Sono quelli che arrivano a un’età molto avanzata, hanno una costituzione abbastanza solida e un sistema immunitario che funziona molto bene».

Stiamo parlando di centenari?

«I centenari vengono definiti anziani robusti. Un anziano fragile tra gli 80 anni e i 90 anni per qualche ragione normalmente muore. Chi supera questa soglia e magari è anche intellettualmente integro e capace di muoversi bene è considerato robusto».

Così robusto da superare persino il Covid?

«Possono avere un sistema immunitario adeguato per superare cose non banali. Basti pensare agli interventi chirurgici».

Cioè?

«Oggi anche persone molto avanti con l’età vengono sottoposte a interventi chirurgici importanti, cosa che un tempo era impensabile».

Ci sono degli studi riguardo a questi super anziani?

«Chi studia i centenari ha capito che esistono diverse specie di questa categoria. Alcuni sono costituzionalmente e geneticamente molto robusti».

È quindi una questione anche genetica?

«Sì esatto. È anche stato dimostrato che mediamente i figli di persone longeve sono anch’essi longevi».

Alcuni anziani che recentemente hanno superato il Covid avevano a suo tempo superato anche la Spagnola, un caso?

«La Spagnola era una malattia molto diversa. Mieteva molte più vittime nei giovani adulti che non negli anziani. Il Covid si comporta in maniera diversa e produce situazioni patologiche che ancora dobbiamo capire bene. Parlo degli aspetti neurologici o delle sindromi che colpiscono i bambini».

Dunque non c’è nessuna correlazione?

«No, se non il fatto che come tutte le esperienze pregresse di questo tipo può aver fortificato il sistema immunitario della persona».

Sistema immunitario che è differente in ognuno di noi?

«Si, com’è differente da persona a persona la risposta immunitaria. Cambia anche in base alla genetica».

Ad esempio?

«Ad esempio il Covid è risultato più mortale in alcune tipologie di popolazione come quelle indiane e americane. Genetica e stile di vita sono fattori importanti».

Come una persona ha vissuto è influente?

«Sicuramente se un anziano ha condotto uno stile di vita sbagliato parte svantaggiato. Un fumatore di 90 anni rischia di più rispetto a un fumatore di 60 anni che magari fuma da 20. Sedentarietà e abuso di certi cibi possono compromettere la situazione. È risaputo che il sovrappeso è un fattore di rischio».

Cosa può dire dell’aspetto neurologico post Covid? «Mi occupo di demenza e avuto diversi pazienti anziani che hanno superato il Covid. Non sono molti però aneddoticamente non sono finiti tutti male». —


 

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