Secondo giorno di protesta al Bardo Bar di Tribano

TRIBANO

Seconda giornata di protesta al Bardo Bar, anche ieri aperto fino alle 20.30 e con il servizio al tavolo per i clienti. Nessun intervento da parte delle forze dell’ordine. «Ci siamo fatti sentire» afferma il barista Federico Celon «e la gente è con noi. In questi due giorni ho rivisto molti dei clienti abituali ma anche tante persone che non conoscevo e che, saputo di questa iniziativa, hanno voluto manifestarmi la loro solidarietà. Il tutto nel massimo rispetto delle norme sul distanziamento, l’uso della mascherina e l’igienizzazione». Continua: «Abbiamo sempre fatto così e vogliamo poter lavorare dopo mesi e mesi di chiusura forzata. Finora di ristori nemmeno un centesimo: la domanda è stata accolta da tempo ma non ho visto nulla. Eppure io l’affitto, mille euro al mese, continuo a pagarlo anche con la serranda abbassata».


Ad Anguillara venerdì aveva aderito alla protesta anche lo Smiling Bar, al distributore Repsol: «Abbiamo voluto dare un segnale» spiega da dietro al bancone Lucia Altieri «però senza forzare la mano e restando nei limiti, perché abbiamo delle responsabilità a cui far fronte. Perciò alle 18 abbiamo chiuso, dopo aver permesso per tutto il giorno ai nostri clienti di consumare all’interno del locale, ovviamente rispettando tutte le regole. Dipendesse solo da me avrei anche continuato con questa forma di protesta che condivido, ma non possono mettere a repentaglio l’attività e creare ulteriori difficoltà ai dipendenti e agli stessi clienti. Non abbiamo avuto controlli diretti: la polizia locale è passata ma non è entrata. Numerosi invece i clienti che si sono fermati per portarci il loro sostegno e farci sentire un po’ meno soli. Io ho fatto la mia parte e ora proseguo con quello che mi è concesso, vale a dire l’asporto, e non certo per il guadagno ma piuttosto per continuare a dare un servizio ai nostri clienti». —

Nicola Stievano

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