«Ho lavorato 12 ore non ho paura di essere multato E oggi riaprirò»

Federico Celon è il titolare del “Bardo Bar” di Tribano «Sono venuti carabinieri e vigili, ringrazio chi mi ha fatto visita» 

l’intervista

Dodici ore di lavoro come non capitava da tempo per il “Bardo Bar” che ieri e oggi aderisce alla protesta contro le restrizioni.


«Ho aperto la porta del locale alle 8. 30 e la prima visita che ho ricevuto è stata quella del vigile urbano, poi sono arrivati i carabinieri», racconta Federico Celon, da tre anni e mezzo titolare del locale di via Roma.

Non teme le sanzioni?

«No, le forze dell’ordine fanno il loro lavoro, io devo fare il mio. Per troppi mesi mi è stato negato di aprire, oggi (ieri, ndr)ho deciso di reagire e sono pronto a correre dei rischi. Carabinieri e vigili mi hanno ammonito e invitato a chiudere ma per ora non mi hanno multato, anche se so che torneranno. Hanno preso anche le generalità dei clienti. Non mi fanno paura nemmeno i cinque giorni di chiusura, tanto è quasi un anno che non posso lavorare».

I clienti come hanno reagito alla sua protesta?

«Dimostrandomi tutta la loro comprensione e solidarietà. Per tutto il giorno è stato un continuo via vai, dalle colazioni del mattino agli aperitivi di mezzogiorno. Alle 18, anziché chiudere come avrei dovuto fare, ho tenuto aperto fino alle 20. 30 e molta altra gente si è fermata. Ho finalmente rivisto miei clienti ma anche tante facce nuove, di persone passate per incoraggiarmi e appoggiarmi. Sono consapevoli dei rischi che corrono ma hanno voluto farmi sentire la loro vicinanza».

Anche oggi terrà aperto?

«Sì, continuerò pure oggi, con lo stesso orario di ieri. Sono l’unico a Tribano ma dovrebbero fare lo stesso altri baristi e anche i gestori di altre attività costrette a rimanere chiuse. Ne va della nostra sopravvivenza, se non apriamo siamo costretti a sparire. Non possiamo cedere alla paura: il problema è che abbiamo tutti qualcosa da perdere ma non possiamo continuare a subire tutto questo in silenzio».

Sa che le vostre associazioni di categoria non condividono?

«Certo, ho sentito. Ma io devo pur vivere. Mio figlio fa la quinta superiore e ormai non ho più i soldi per pagargli l’abbonamento internet per la didattica a distanza. Devo scegliere se mangiare o pagare il wi-fi a mio figlio, non è giusto».

Dall’inizio della pandemia quanto ha perso?

«Almeno il 70% del fatturato, considerato che il mio bar è piccolo e non è possibile fare attività di asporto. Qui si lavora parecchio al mattino con le colazioni ma soprattutto alla sera fino a notte. Ora da quasi un anno siamo fermi ma le spese dobbiamo continuare a pagarle».

È in affitto?

«Sì, ogni mese devo versare mille euro al proprietario, anche se tengo chiuso. Poi ci sono le utenze e tutti gli altri costi. Come posso fare se non lavoroo? ».

Non ha ricevuto i ristori?

«Non ho ancora visto un centesimo». —



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