Finti contratti, condanna per la consulente

Tre anni e tre mesi a Pastorani: assunzioni fittizie in ditte paravento per far avere il permesso di soggiorno agli immigrati



Condannata a tre anni e tre mesi Gianna Maria Pastorani, 62 anni, residente a Campodoro (con obbligo di dimora a Vicenza), socia dipendente dello studio C.C.VE elaborazione elettronica dati contabili con sede in via Rinaldi a Padova. La professionista era stata arrestata nell’ottobre del 2018 nell’ambito dell’operazione “Fake jobs” della Squadra Mobile, che ha smascherato una rete di assunzioni all’apparenza regolari, in realtà fittizie per frodare Inps e Stato e consentire a numerosi stranieri di ottenere il permesso di soggiorno.




Con lei finirono in manette il settantenne Umberto Antonio Tiranti di Noventa Padovana - con già una serie di truffe alle spalle - e Liliana Mandachi, 63 anni, rumena che abita all’Arcella e ricercata per anni dalle autorità del suo Paese (anche per loro due c’è l’obbligo di dimora). Questi ultimi compariranno in giudizio il 21 gennaio, mentre ieri è arrivata la sentenza di condanna per Gianna Maria Pastorani. Ci sono poi 55 persone, gli stranieri che hanno beneficiati di documenti falsi e pagamenti, che verranno giudicati separatamente, anche se molti di loro hanno già fatto perdere le proprie tracce.



Pastorani, per la quale il pubblico ministero Sergio Dini che ha coordinato l’intera inchiesta, aveva chiesto quattro anni e sei mesi, è stata condannata per associazione per delinquere, falso ideologico e documentale, truffa per ottenere i contributi assistenziali e favoreggiamento della permanenza di clandestini. Secondo quanto ricostruito grazie alle indagini, i tre sono riusciti a rubare dalle casse dell’Inps almeno 80 mila euro in due anni. Tiranti risultava legale rappresentante di una serie di ditte vuote, paravento per le false assunzioni di lavoratori - stranieri - utili a creare posizioni contributive per ottenere permessi di soggiorno. Lo straniero pagava in cambio del fittizio contratto di lavoro che gli serviva però per ottenere il permesso di soggiorno. Due quindi i pilastri della macchinazione ordita dal terzetto: da una parte la truffa all’Inps, dall’altra il ricatto agli stranieri.



Secondo l’accusa, Tiranti era a capo delle aziende paravento, Mandachi era la procacciatrice dei clienti - ovvero gli stranieri che avevano bisogno di un contratto di lavoro per poter ottenere il permesso di soggiorno - e Pastorani che si dedicava alla compilazione della documentazione e all’adempimento di tutte le pratiche. Ieri la prima condanna per la consulente del lavoro, fra una settimana sul banco degli imputati saliranno Tiranti e Mandachi. —



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