Padova: compravano cocaina da un nigeriano, erano due agenti di Polizia

Lo spacciatore ha patteggiato otto mesi, i due poliziotti del Reparto Mobile sono stati segnalati come consumatori

PADOVA. Un nigeriano in bicicletta si avvicina lentamente all’auto che si è appena fermata. Due passi più in là c’è la Chiesa di San Pio X nel quartiere Stanga. Il finestrino della macchina si abbassa e una confezione minuscola passa dalle mani del ragazzo africano a una mano sconosciuta che spunta dall’abitacolo.

Sabato scorso, poco prima delle ore 22: non c’è dubbio, la classica compravendita di droga nel quartiere cittadino più noto per essere una sorta di “centrale” dello spaccio. E non c’è lockdown o zona rossa che tenga per fermare quel traffico. Peccato (per i protagonisti) che tutto avvenga sotto gli occhi degli agenti della Squadra mobile di Padova, sempre pronti a tenere sotto controllo le zone più a rischio della città. «Fermi tutti, polizia» gridano gli agenti della Mobile uscendo allo scoperto.

I due agenti sono stati bloccati dalla Mobile vicino alla chiesa di San Pio X


Ma la sorpresa deve ancora arrivare. Il nigeriano alza le braccia in segno di resa e si blocca. E anche le portiere dell’auto si aprono. Scendono due ragazzi e, pallidi in volto, balbettano una giustificazione che risulta peggio di una bugia: «Siamo colleghi... agenti in Servizio nel Secondo reparto mobile in via D’Acquapendente».

Così se anche solo il nigeriano finisce agli arresti per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (0.54 grammi di cocaina già confezionata e pronta per l’uso, 88 euro sequestrati di cui 40 per la vendita appena messa a segno), di fatto nei guai finiscono anche i due poliziotti, A.G., 25 anni, e A.T., 24, per ora solo segnalati alla Prefettura come assuntori di cocaina.

Tuttavia per loro non finisce qui. Nel frattempo dopo un paio di notti nella camera di sicurezza della questura, Micheal Dickson, nigeriano senza fissa dimora e clandestino, classe 1984, ieri mattina è comparso davanti al giudice monocratico di Padova Alessandro Gusmitta. Difeso dall’avvocato (d’ufficio) Cristina Cortese, il giovane imputato ha preferito evitare il giudizio e ha scelto di patteggiare 8 mesi di carcere: è stato scarcerato (per quella pena non è previsto il trasferimento in carcere) con obbligo di presentazione periodica alla polizia giudiziaria (questura o carabinieri). Di lui, non si sa granché: di certo senza un lavoro, sbarcava (o sbarca) il lunario vendendo droga.



Ma se si è chiuso formalmente di fronte alla legge quell’episodio, il pm Sergio Dini titolare dell’inchiesta vuole vederci chiaro. E vuole capire, in particolare, il ruolo dei due giovani entrati da poco in Polizia e assegnati al Reparto Celere di Padova. Quasi scontato che nei loro confronti sarà avviato un procedimento disciplinare: chi è investito del compito di far rispettare la legge, non può passarla liscia quando calpesta quelle stesse regole anche se i due, acquistando una dose per uso personale, non possono essere penalmente perseguiti. Tuttavia resta la domanda: erano solo clienti? E ancora, erano clienti abituali? Di fronte agli agenti della Squadra mobile i due hanno raccontato di essere “alle prime armi”: uno di loro si è giustificando spiegando che quella sera per la prima volta era andato a comprare della cocaina; l’altro ha raccontato di aver comprato della droga altre due o tre volte al massimo.

La procura vuole capire pure se i due possano avere “approfittato” del loro lavoro di poliziotti magari per avere qualche sconto. Oppure se abbiamo avuto contatti con altri spacciatori. Insomma l’indagine va avanti di fronte alla gravità del comportamento dei celerini: per loro davvero un brutto inizio di carriera. Sempre che la carriera nel Corpo della Polizia di Stato possa proseguire. —


 

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