Tamponi rapidi in farmacia, scatta la rivolta dei medici padovani

Domenico Crisarà neopresidente dell’Ordine dei medici di Padova

Crisarà: «Chiesto un parere alla Società di medicina legale in casi di abuso della professione, scatteranno le denunce»

PADOVA. Cresce lo scontro tra medici e farmacisti dopo l’avvio della somministrazione nelle farmacie dei test antigenici rapidi per la sorveglianza Covid sulla popolazione asintomatica. «Abbiamo chiesto alla Società italiana di medicina legale un parere pro veritate sull’esecuzione dei tamponi in farmacia» annuncia il neopresidente dell’Ordine dei medici di Padova Domenico Crisarà «qualora si profilasse l’esercizio abusivo della professione medica, scatteranno le denunce» assicura.

«Questo è un esproprio della nostra attività: per legge gli unici a abilitati a refertare un accertamento diagnostico siamo noi e, in alcuni casi, i biologi» spiega il dottor Crisarà «sia chiaro che si tratta di norme che sono state introdotte per tutelare i cittadini, non la categoria. Va da sé, quindi, che nemmeno i farmacisti sono autorizzati a firmare il referto del tampone, né lo possono fare gli infermieri che a loro volta sono stati incaricati dalle farmacie di occuparsi concretamente dell’esecuzione del test rapido».


In sostanza, il protocollo sottoscritto a fine dicembre prevede che, una volta eseguito il tampone rapido da parte di un infermiere specializzato, il farmacista inserisca il risultato nel database regionale, indirizzando poi l’eventuale soggetto positivo al proprio medico di base per la gestione della quarantena. «A quel punto, in mancanza di referto, noi dobbiamo ricominciare dall’inizio tutta la trafila, sottoponendo di nuovo il paziente al tampone. Una volta verificata la positività, abbiamo l’obbligo di fare la segnalazione emettendo un provvedimento in contumacia che equivale agli arresti domiciliari, con relative conseguenze penali in caso di mancato rispetto» prosegue il dottor Crisarà «cosa che non avviene, invece, quando il test viene effettuato in farmacia».

Ecco perché il provvedimento sottoscritto da Regione e farmacie, di fatto, rischia di prestare il fianco alle “evasioni” dall’isolamento di cui tanto si è parlato di recente: «L’unico onere a carico del farmacista è quello di “consigliare” o “invitare” il positivo a rivolgersi al proprio medico di base. Ma, in mancanza di regole stringenti, il comportamento del cittadino attiene esclusivamente al suo senso civico. Nessuno tiene conto che sulla strada di casa può fermarsi a comprare le sigarette o a fare la spesa senza alcun controllo, continuando a diffondere il virus ovunque. Anche per questo motivo ci sono prerogative che non si possono inventare. È un problema di regole di vita: se saltano si viene a creare una situazione pericolosa».

Meno rilevante dal punto di vista epidemiologico, ma tutt’altro che trascurabile sotto il profilo dei principi, sottolinea il presidente dell’Ordine dei medici, è il fattore economico: «Siamo stati esposti al pubblico ludibrio perché il nostro accordo prevedeva la corresponsione di 18 euro per ciascun tampone effettuato, ci hanno trattati come avidi» attacca Crisarà «e ora i farmacisti ne ricevono 26 per un lavoro che non ha alcun valore e che noi siamo costretti a rifare. Dopodiché» conclude il presidente dell’Ordine «per il 2021 la Finanziaria stanzia risorse per nove tamponi al mese per ciascun medico di base. Forse bisognerebbe decidere cosa si vuole fare». —


 

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