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Padiglioni modulabili e parcheggi, così la Fiera ospiterà i vaccini

Il sindaco Giordani: «Operazione che può arrivare a costare oltre 200.000 euro. Pronti ad aprire anche spazi nei quartieri»

PADOVA. «È il momento di fare squadra senza perdere tempo. Per questo abbiamo deciso di mettere a disposizione la Fiera di Padova per una campagna vaccinale di massa che possa procedere spedita. Ovviamente, se dovesse essere necessario, saremmo pronti a trovare anche altri spazi». Il sindaco Sergio Giordani la mattina del 9 gennaio si è presentato all’interno del padiglione 15 della Fiera, dove si stava svolgendo uno screening anche sui dipendenti di Palazzo Moroni, appena messa a disposizione come punto vaccini da parte del Comune.

Perché la Fiera è il luogo più adatto per la campagna di vaccinazioni di massa?

«Perché ci sono ampi spazi, modulabili in uno o più padiglioni, che garantiscono il distanziamento».

Come sarà l’allestimento?

«La nostra idea è quella di allestire il 15, se l’Usl ci darà via libera, perché dispone di ingressi ed uscite per ogni edificio in modo da predisporre percorsi separati. Poi è riscaldabile e ha diversi servizi igienici. Le superfici sono facilmente igienizzabili ed è facilmente raggiungibile coi mezzi pubblici e dalla stazione e dispone di ampi parcheggi per chi utilizza la macchina. Il padiglione ha poi un sistema di ricambio d’aria forzato con impianti elettrici e informatici già cablati. Ci sono molte potenzialità e per questo ho ritenuto di metterla a disposizione d’intesa con il presidente Santocono».


Si tratta comunque di una scelta “costosa” per le casse comunali.

«Potenzialmente può arrivare a costare da 200 mila euro in su, dipende dalla durata della campagna, dai mesi in cui viene sviluppata, febbraio e marzo ad esempio necessitano di riscaldamento. Il Comune è pronto a fare la sua parte così come anche la Camera di Commercio. Spendo sempre con molta attenzione i soldi dei padovani che sono sacri ma qua parliamo di fondi spesi bene senza ombra di dubbio dato che garantiranno efficienza a una campagna da cui dipende il nostro futuro e la massima sicurezza per personale sanitario e cittadini».


Se fosse necessario mettere a disposizione altre aree, per evitare assembramenti o per avvicinare i punti vaccinazione ai cittadini, avete già un piano?

«Siamo pronti a condividere con le autorità sanitarie ogni evenienza. Come già detto su questa sfida metteremo massimo impegno dato che ne va della salute e della libertà di ciascuno di noi. Per certi versi sono mesi epocali, agiremo con la consapevolezza che la situazione è straordinaria e servono mezzi straordinari. Ad esempio il Comune ha già raggiunto un accordo coi medici di base per punti tampone negli spazi dei quartieri. Se servirà si potrà attingere da quelli oppure trovarne di ulteriori. Non è il momento delle divisioni e delle polemiche, oggi facciamo squadra per vincere presto il virus».


I sindaci stanno mostrando una maggiore capacità di reazione rispetto agli altri enti superiori. Perché?

«Perché vediamo i nostri concittadini in faccia ogni giorno e capiamo forse meglio l’angoscia della popolazione davanti a questa situazione che si protrae da un anno. I padovani oggi non chiedono tattiche chiedono soluzioni e unità delle istituzioni e la politica questo deve fare. Oggi ai padovani interessa la salute e il lavoro».


Il Veneto sarà in zona arancione. La ritiene una misura sufficiente o si augurava una stretta ancora più forte?

«Su questo si esprimano gli scienziati. Io so solo che la situazione che mi viene riportata dai presidi ospedalieri è pesante e se chi di competenza deciderà per misure più stringenti noi le dobbiamo accettare capendo che servono per tutelare la salute e salvare vite umane. Senza sconfitta del virus non ci sarà ripresa economica. Io non mi iscrivo all’albo dei “tuttologi”, se chi studia da anni queste cose ci dirà che servono misure più severe si devono applicare». —
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