Esportazione di vino doc in calo ma gli Usa depennano i dazi

La cia vede uno spiraglio in fondo al tunnel 

Padova

Da febbraio 2020 quand’è scoppiata la pandemia ad oggi, le esportazioni di vino delle Doc padovane (Bagnoli di Sopra, Colli Euganei, Corti Benedettine e Merlara) sono calate del 3,6%. Un andamento dovuto, secondo Cia Padova, a tensioni e timori per la situazione di incertezza globale che si è venuta a creare dalla primavera scorsa. Ma c’è anche una notizia positiva. «Il fatto che nei giorni scorsi gli Usa, che sono il maggiore Paese importatore di vino italiano, abbiano ufficialmente depennato i prodotti vitivinicoli dalla lista di quelli interessati dai dazi rappresenta “una luce in fondo al tunnel”», sottolinea Cia Padova.


«Da solo il mercato degli Stati Uniti vale circa il 25% delle esportazioni di vino padovano (6.637 gli ettolitri vocati in tutta la provincia, 89.288 quelli in Veneto, per un fatturato che secondo i dati di Veneto Agricoltura nel 2019 ha superato nella nostra provincia i 33 milioni di euro e i 473 milioni in tutta la regione Veneto. Con un valore di crescita che nell’ultimo decennio è stato del 148,2% che testimonia l’attenzione verso i nostri prodotti di qualità da parte degli Usa e dell’estero in generale».

Diego Bonato titolare dell’azienda agricola Reassi di Rovolon evidenzia come una bottiglia di vino venduta in Italia a 5 euro, solitamente finisce sugli scaffali americani a circa 20 dollari (18 euro). «Questo rincaro è motivato dai diversi passaggi in filiera: difficilmente l’importazione iniziale corrisponde con l’ultimo anello della catena, vi sono degli intermediari da pagare», spiega il produttore dei Colli Euganei. «I dazi Usa avrebbero rincarato il prezzo finale fino ad un 15-20% disincentivando l’acquisto di vini padovani, in un contesto già di per sé molto complicato».

Secondo Giovanni Bressanin, direttore commerciale dell’azienda agricola Monte Versa di Vo’, in questo momento di difficoltà bisogna continuare a puntare sulla qualità anche perché il consumatore, quello americano e non solo, è disposto a pagare di più se ha la certezza che si tratta di un prodotto garantito. «Gli importatori cercano le eccellenze italiane e in particolare il vino Doc in quanto è sinonimo di genuinità e garanzia al 100%», afferma il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini. «La rete dei dazi avrebbe potuto bloccare, almeno in parte, l’export. Ulteriori imposte avrebbero dato il colpo del ko ad un settore che sta tentando di tenere le proprie quote di mercato». —



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