Padova, al via la campagna all’Ira. «Farei anche tre vaccini pur di non morire»

In via Beato Pellegrino immunizzazione anche per operatori e ospiti del Piaggi Barzaghi: «Entro lunedì contiamo di arrivare a somministrare 243 dosi»

PADOVA. «Come sta signora?» chiede l’operatore. «Benissimo, lei ha una mano di fata» sorride con fare vagamente civettuolo Maria, 86 anni, in osservazione dopo aver ricevuto la prima dose del vaccino anti Covid.

«Ne farebbe un altro?» domanda il primo, sornione. «Anche tre, pur di non morire» si infila nella conversazione Renato, 82 anni. La “festa della liberazione” dal coronavirus si celebra nella sala polivalente dell’Ira di via Beato Pellegrino e accoglie un gruppo di convitati quantomai eterogeneo: volti segnati dal tempo custodi di anime guerriere si alternano con profili più giovani, infermieri e medici, ugualmente determinati a vincere la battaglia contro l’epidemia con l’unica arma disponibile: vaccinandosi.

All’Alta Vita Ira ieri ha preso il via la campagna vaccinale: gli anziani non autosufficienti immunizzati direttamente in reparto, gli operatori sanitari della casa di riposo e gli ospiti del Piaggi nella sala polivalente della struttura che ha visto all’opera, fin dal mattino tre medici, tre capireparto e due amministrativi. Si andrà avanti così per tutto il weekend, fino a lunedì.

«Nel fine settimana contiamo di fare 234 vaccini» dice Alberto Barzaghi responsabile organizzativo di residenze e servizi di via Beato Pellegrino «fermo restando che i positivi dell’autunno, ovvero una settantina di dipendenti e un centinaio di ospiti, non verranno immunizzati in questa prima fase».

Quanto all’adesione, spiega «tra gli operatori contiamo di arrivare all’80%, ma è presto per dirlo. Questa è ancora una settimana festiva, per cui coloro che non si sono registrati subito, perché in ferie o ancora poco convinti, potrebbero farlo la prossima. Quindi aspettiamo prima di trarre conclusioni».

In arrivo a piccoli gruppi, gli anziani sono accomunati dagli stessi sentimenti: fiducia nella scienza e desiderio di riprendersi la loro vita. Tra loro c’è Maria Irma Mariotti, 86 anni, ex giornalista nonché autrice dei “Racconti cortinesi”: «Ho sempre creduto nei vaccini, rappresentano la speranza di vivere un po’ meglio, di essere un po’ più liberi» rivela l’anziana aggiustandosi il maglioncino nero dopo l’iniezione «anche se alla mia età gli acciacchi si sommano ad altri acciacchi fino a diventare uno unico. Ma l’importante è tenere giovane la testa, leggere, continuare a pensare, parlare e ascoltare».

Seduto un po’ più in là, Renato Camani, 82 anni, originario di Arre - «1900 persone con le galline e il prete» sorride - dove ha gestito un negozio di alimentari fino all’avvento dei supermercati: «Allora ho visto la malparata, ho chiuso bottega e sono andato all’Alì dove ho lavorato come banconiere per 27 anni» racconta. La leggerezza attinge forza dai ricordi per scavare la fatica di un anno impossibile: «Sono stato chiuso quaranta giorni nella mia stanza» spiega da sotto il cappellino con la visiera del Milan «per fortuna che ho la televisione, adesso poi che ci sono le partite, me la passo così». Quindi racconta della moglie, rimasta a casa e della figlia «l’ho vista anche ieri, ma sempre oltre il vetro. Ora aspetto il richiamo e poi chissà che sia finita».

Lidia Fraschetti ha atteso con trepidazione la chiamata: «Chissà che se ne vada questa bestia che mi tiene lontana dai miei tesori» dice in qualità di matriarca di una piccola dinastia composta da tre figli, sette nipoti e altrettanti pronipoti. Al suo fianco, Giuseppina Caldera, che di anni ne ha 92: «Sono contenta di questo vaccino, anche se non potrò più litigare con nostro Signore perché non mi fa morire» scherza l’anziana «nella mia famiglia campiamo tutti oltre i 100 anni».

Assieme alla comitiva, Roberta Parise che con i suoi 70 anni è la “cucciola” del Piaggi: «Sono entrata dopo una brutta caduta in attesa di riprendermi e con la scusa che sono la più giovane vengo trattata un po’ come la nipotina e tutti mi vogliono bene» racconta «sono contenta che ci vaccinino, lo fanno per il nostro bene, anche perché ci sono persone molto fragili da tutelare». Prima di andare in pensione, Roberta, lavorava ai Musei Civici: «Sono diventata viceconservatore, mi occupavo delle opere del museo Bottacin. Non so se mi fermerò al Piaggi ancora a lungo, ma magari una volta vaccinati, con la bella stagione potremmo anche uscire per una gita al museo e io potrei fare da guida». —


 

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