Piazza De Gasperi e il canestro social dei padovani. «Via il parcheggio è meglio il basket»

Allenamenti, socialità e una marea di fotografie sulla rete Ora i residenti chiedono che lo sport soppianti le automobili

Il caso

È bastato un canestro. O forse serviva solo un simbolo e quel cesto lo è diventato per tutta l’operazione di riqualificazione di piazza De Gasperi, tenacemente voluta dai residenti e realizzata dall’amministrazione con una spesa di circa 800 mila euro. Quel canestro però ha fatto qualcosa di più: ha trasformato un parcheggio in uno spazio urbano vissuto e in qualche modo trendy. Tanto che oggi ci si interroga se non lasciare l’area centrale dello spazio ex Avis di via Trieste definitivamente come campo da gioco. «Approfittiamo della situazione particolare dovuta al Covid per non aprire il parcheggio alle auto. Adesso serve uno spazio di socialità. Poi nei prossimi mesi faremo una valutazione, ovviamente in accordo con i residenti come per tutti i passi di questa riqualificazione», chiarisce il vicesindaco Andrea Micalizzi che con la delega ai lavori pubblici ha seguito il cantiere insieme alla collega Marta Nalin per la partecipazione e Antonio Bressa per il commercio.


IL CANESTRO URBANO

Quel canestro piazzato nel parcheggio con accennate a terra le linee di un campo di basket ha rivoluzionato l’intera operazione. Pochi giorni fa, in sordina, la Virtus Padova ha portato i suoi ragazzi ad allenarsi in una sorta di “esibizione” apprezzata da residenti e passanti. Ma quasi ogni giorno ci sono gruppi di ragazzi, palla a spicchi in mano, che si allenano o si divertono tirando a canestro. E di sera il tabellone illuminato lo rende elemento scenografico di una piazza urban style, quasi newyorkese.

E in poche settimane anche i social sono stati invasi di foto e video del canestro di piazza De Gasperi. Žare Nikolaevič, uno dei titolari del “Gordo’s”, il bar all’angolo della piazzetta, ha persino realizzato una parodia per cui un pallone da basket, tirato fuori dal microonde, diventa il pretesto per sognare un tiro perfetto e l’applauso della folla.

Teoricamente però il canestro non è un impianto sportivo, né uno spazio di gioco. È nel bel mezzo di un parcheggio, per di più a pagamento e gestito da Aps attraverso i parcometri. Quando l’area verrà aperta alle auto dunque sarà necessario dire addio a partitelle, tap-in e tiri liberi. Da più parti però è arrivata la richiesta di sacrificare le auto a favore del gioco: «Ci stiamo interrogando su cosa fare, è un successo che ha colto alla sprovvista anche noi – confessa Andrea Micalizzi – Era nato come un elemento di arredo urbano e adesso è qualcosa di più. Ma ci sono tante variabili da contemplare in questa decisione, inclusi elementi tecnici e normativi».

PROTAGONISTA LA PARTECIPAZIONE

Veri protagonisti dell’operazione di rilancio di piazza De Gasperi, dunque sono stati i residenti. A partire dai primi incontri, due anni fa, con le proteste nei confronti del Comune per una situazione che andava sempre più degenerando.

Non sono rimasti con le mani in mano: gli abitanti dei condomini hanno messo mano al portafogli e pagato la vigilanza privata di sera per allontanare le presenze moleste. Poi, sempre a proprie spese, potenziato l’illuminazione. L’amministrazione ha quindi raccolto la sfida demolendo il vecchio edificio ex Avis e stanziando 800 mila euro per i lavori di manutenzione di tutto il quadrilatero tra via Trieste, viale Codalunga, via Tommaseo e corso del Popolo. «C’è stata un’interlocuzione importante che può essere un esempio di come realizzare compiutamente una riqualificazione urbana – racconta il vicesindaco Micalizzi – Il Comune ha promosso incentivi per la riapertura dei negozi e curato ogni particolare della sistemazione: dalle panchine di design, all’illuminazione fino ai nuovi alberi. È un modello che vogliamo ripetere per le aree vicine: stiamo già lavorando su una nuova piazza Mazzini e c’è l’esperienza già attiva anche di piazzetta Gasparotto. L’obiettivo, nel medio periodo, è sistemare tutta l’area tra la stazione e il centro storico, una zona di passaggio che deve tornare a essere di pregio. Servono servizi, investimenti, partecipazione, fantasia e un po’ di fortuna”, conclude. A volte, però, basta solo un canestro.

CAMBIO DI PROSPETTIVA

La palla a spicchi infatti ha permesso più che altro un cambio di prospettiva. E questo vale anche per molti residenti: perché se prima la sicurezza urbana si declinava in termini di telecamere, illuminazione e controlli delle forze dell’ordine, adesso qualcosa è cambiato.

«Adesso gli stessi che ci chiedevano di adottare quel tipo di provvedimenti ci chiedono di non togliere il canestro – racconta il vicesindaco – Questo perché la socialità che ha creato quel campo da gioco si è tradotta in maggiore sicurezza per tutti. Si è riuscita a inquadrare meglio il bisogno di sentirsi sicuri con la possibilità di vivere uno spazio frequentato».

È un tipo di architettura urbana che prende sempre più piede in quasi tutte le realtà urbane. E che porta a riflessioni anche politiche: «È ormai chiaro che le infrastrutture possono avere anche un ruolo sociale – conclude Micalizzi – La vivacità non è solo il colore, ma anche la fruizione. Possiamo fare una piazza bellissima, ma se resta una piazza vuota non sarà una vera piazza». —



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