In lite con i vicini, voleva far esplodere un palazzo a Padova: il pm chiede una pena di 16 anni

Il piano di Massimo Carini venne sventato l’anno scorso da una vicina di casa: il 48enne è stato ritenuto sano di mente. Il movente mai chiarito, probabili dissapori con i condòmini

PADOVA. Sedici anni. È la pena richiesta dal pubblico ministero Andrea Girlando per Massimo Carini, il 48enne su cui pende l’accusa di strage aggravata per futili motivi. Il 30 agosto 2019 solo una casualità del destino aveva scongiurato un’esplosione architettata nel dettaglio dal 48enne. Un’esplosione all’interno del condominio in cui abitava, in via Monte Lungo 4, che sarebbe potuta costare la vita a molte persone visto che la deflagrazione avrebbe inevitabilmente interessato anche le case vicine.

Carini ha scelto di affrontare un rito alternativo, il giudizio abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena per legge. Lo scorso 23 dicembre il pm Girlando, che coordina l’inchiesta, ha richiesto per il 48enne una condanna a 16 anni. Il reato contestato – strage aggravata dai futili motivi – è d’altra parte un reato pesantissimo che prevede una pena non inferiore ai 15 anni di carcere. In questo caso la richiesta del pm è vicina al limite inferiore poiché – anche se solo per un caso – nessuno ha perso la vita nel folle piano.


È il 30 agosto dell’anno scorso quando Carini si chiude alle spalle la porta di casa mentre il gas che alimenta la cucina sta uscendo saturando l’appartamento, dopo aver tranciato con un coltellino il manicotto tra tubo e fornelli, sigillato le fessure della porta d’ingresso, chiuso le bocchette di aerazione, staccato tutti gli elettrodomestici e acceso una candela in camera da letto.

La “bomba” non esplode perché una vicina, rientrando a casa, avverte la puzza di gas, chiama i vigili del fuoco e il progetto va all’aria. Vigili e Questura capiscono ben presto che dietro a quel piano diabolico (nato probabilmente per dissapori con i vicini) c’è la mente del 48enne, che si era costruito un alibi – una partita a scacchi con amici – e che aveva persino prenotato una camera in un hotel termale, consapevole che quella notte non avrebbe avuto un tetto sotto cui dormire.

Massimo Carini, inizialmente difeso da Annamaria Beltrame e ora dall’avvocato Astore Cavinato, non è risultato soggetto ad alcuna patologia psichiatrica. Lo ha confermato la perizia della dottoressa Alessia Cicolini. Pur caratterizzato da una personalità narcisistica con un disturbo “nas” (non altrimenti specificato), Carini è risultato sano di mente e capace tanto di affrontare il giudizio quanto di partecipare al processo. Il 4 gennaio si terrà l’arringa difensiva davanti al giudice Domenica Gambardella. La sentenza potrebbe arrivare nella stessa giornata. —


 

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