Decreto di Natale, la rabbia dei ristoratori padovani: «Più sicuro il pranzo qui che in famiglia»

Cristofanon (Ascom): «Il divieto di spostamento tra Comuni penalizza i locali in provincia: siamo già alla disperazione»

PADOVA. Il Natale 2020 è un groviglio di incertezze. Non si sa se sarà possibile festeggiare con i parenti. Non si sa se sarà possibile spostarsi tra Regioni, e da ultimo, il governo ha annunciato l’intenzione di limitare gli spostamenti tra Comuni.

In questa indeterminatezza c’è una categoria che più di altre subisce un pesante disorientamento: i ristoranti. In particolare quelli che si trovano in provincia, sui Colli, che sono da sempre un richiamo per le celebrazioni a tavola delle feste.

Incertezza e timori

«Siamo tutti in attesa delle decisioni che prenderà il governo – spiega Elena Cristofanon, referente Ascom per la categoria e titolare del ristorante “Montegrande” di Rovolon – Se andiamo verso un Natale blindato, ognuno nel proprio Comune, per la nostra categoria sarebbe meglio chiudere. Noi non siamo ristoranti del centro che hanno una clientela propria residente, noi siamo strutture che accolgono le persone che vengono da fuori: solo a Rovolon tra un po’ ci sono più ristoranti che residenti".

Elena Cristofanon, referente Ascom per la categoria

"Dunque se il governo deciderà di non consentire gli spostamenti tra Comuni, noi andiamo incontro ad una vera e propria debacle. Il mese di dicembre, da solo, vale il 35% del fatturato di un anno. Tanti colleghi sono furiosi, io sono demoralizzata. Almeno un vero e proprio lockdown aveva motivazioni sanitarie e noi potevamo contare, almeno un minimo, sul contributo dei ristori. Così invece si cerca – giustamente – di aiutare i negozi, ma si affossano i ristoranti fuori porta».

Troppe contraddizioni

Secondo Cristofanon la blindatura dei Comuni porterebbe con sé molte contraddizioni: «Innanzitutto – scandisce – si applicherebbero due pesi e due misure: si ai ristoranti in città, no a noi di provincia. Abbiamo già detto addio alle cene aziendali e dei gruppi, non ci resta che provare a sopravvivere cercando di coprire le spese. Per quest’anno ci sono rimasti il pranzo di Natale e di Santo Stefano e cercheremo di proporre il pranzo per il primo dell’anno, invece che il cenone della notte di San Silvestro".

"Per Natale abbiamo già abbastanza prenotazioni, ma sono tutte sospese perché non sappiamo cosa si potrà fare. A me sembra tutto sbagliato. Così come non condivido che al venerdì sera si sappia il colore della propria regione: se diventiamo arancioni chiudiamo, non si sopravvive, eppure gli approvvigionamenti li avremmo già fatti e al giovedì ci sono già i ragazzi a lavoro per le preparazioni. È un lavorare male, che almeno le sorti di decidano al mercoledì».

Inoltre la ristoratrice sottolinea un aspetto della sicurezza: «Le famiglie si ritroveranno nelle case – scandisce – in barba alla sicurezza sanitaria. In ristorante, infatti, sono obbligati a portare la mascherina; a dichiarare se sono congiunti o simili; sono distanziati e non si muovono tutti assieme tra la cucina e il tavolo da pranzo. A casa non c’è nessun controllo. Un buon compromesso sarebbe chiudere i Comuni ma permettere lo spostamento per andare al ristorante: stiamo lavorando quasi completamente su prenotazione». —

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