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Plasma immune per le cure anti Covid, ora fioccano le donazioni a Padova

A segno l’appello del Centro Immunotrasfusionale: De Silvestro: «Terapia efficace se precoce, non ha effetti collaterali»

PADOVA. Ha decisamente colto nel segno l’appello lanciato nelle scorse settimane dal Centro immunotrasfusionale dell’Azienda ospedaliera universitaria di Padova per le donazioni di plasma da parte di persone guarite dal Covid 19.

Le richieste di donazioni fioccano, fino a 150 al giorno. Il cosiddetto plasma iperimmune viene utilizzato come terapia nella cura dell’infezione e finora ha dato buoni risultati. E non scoraggiano più di tanto gli ultimi studi pubblicati - uno americano e l’altro inglese - che tenderebbero a sminuire l’efficacia del plasma nel trattamento del Covid.

Non si tratta, infatti, di conclusioni definitive e, in ogni caso, nei pazienti trattati a Padova finora i risultati sono stati più che soddisfacenti. Con un elemento importante: se anche ci sono casi in cui il plasma iperimmune non ha aiutato a superare l’infezione, è vero anche che non ci sono stati casi in cui si siano verificati eventi avversi importanti. Insomma, se in qualche occasione non fa bene, certamente non fa male. E per una malattia per cui non esiste ad oggi una terapia standard definita, forse non è il caso di sottilizzare.


«Agli appelli lanciati hanno effettivamente risposto tantissime persone» conferma Giustina De Silvestro, direttrice del Centro immunotrasfusionale padovano e coordinatrice regionale della banca del plasma iperimmune, «e rispetto alla prima ondata questa volta stiamo vedendo molti più giovani fra i donatori. È un segnale che personalmente leggo molto positivamente, nella speranza che sia l’occasione per sensibilizzarsi anche rispetto alla donazione del sangue. Siamo arrivati a ricevere fino a 150 chiamate al giorno al numero dedicato a chi desidera donare il plasma. Ovviamente non tutti i candidati risultano poi adatti, ma siamo su numeri che potranno garantirci una buona quantità di sacche».

Tempo di fare scorte però non ce n’è: «In realtà la domanda è talmente alta che ora l’obiettivo non è quello di fare scorte di sacche di plasma, ma di rispondere alle esigenze dei reparti» sottolinea De Silvestro, «ci sono giornate in cui escono anche venti unità, il che significa venti pazienti trattati».

La diffusione della terapia con il plasma iperimmune in questa seconda ondata della pandemia surclassa i numeri della scorda primavera: «Nella prima fase abbiamo trattato una novantina di pazienti, in questa seconda fase sono già qualche centinaio» conferma De Silvestro.

Due recenti studi hanno messo in discussione l’efficacia del trattamento dell’infezione da coronavirus con il plasma iperimmune dei guariti. De Silvestro fa alcuni distinguo.

«Ho sempre detto dall’inizio che sull’efficacia del plasma la discussione è aperta e gli stessi studi più recenti non sono conclusivi. Dalla nostra esperienza ci sono due fattori che posso citare: il primo è che l’efficacia del plasma si ha quando il trattamento è precoce rispetto all’insorgere dell’infezione. Fatto tardivamente, invece, non ha dimostrato utilità. Altra cosa, possiamo confermare che non si sono verificati eventi avversi significativi, né quando il plasma ha funzionato contro l’infezione, né quando non ha funzionato. Quindi» rileva De Silvestro, «se non ha fatto bene, non ha nemmeno mai fatto male al paziente. Rispetto agli studi, poi, va comunque considerato che sono fatti sulla base di protocolli diversi».

Anche l’Azienda ospedaliera di Padova sta conducendo uno studio sul plasma iperimmune: «Stiamo analizzando i risultati della prima ondata, caratterizzata da una popolazione eterogenea con pazienti spesso molto gravi e anziani. Dei 90 trattati risultano utili all’analisi 80 casi e su questi stiamo svolgendo l’indagine».

Nei reparti Covid il plasma iperimmune dei pazienti guariti viene di solito associato ad altre terapie farmacologiche, in particolare con il Remdesivir - un antivirale nato per combattere l’infezione da Ebola - e il cortisone. Ad oggi non esiste un farmaco specifico contro il Covid 19. —
 

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