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Sciopero della scuola padovana, lo stop dei presidi

I prof Muto e Ferrara: «Non è il momento di astenersi dal lavoro». La replica dei confederali: «Diritto al contratto»

PADOVA. È scontro nel mondo della scuola. Da una parte lo sciopero del pubblico impiego che coinvolge anche il mondo dell’istruzione, dall’altro la data di rientro in aula: questi gli elementi della sollevazione.

«Una vergogna». Così molti presidi padovani hanno bollato l’annunciata mobilitazione. Cgil, Cisl ed Uil hanno proclamato uno sciopero di tutto il pubblico impiego per mercoledì 9 dicembre, proprio alla fine del lungo ponte della festa dell’Immacolata Concezione che cade di di martedì.

Lo sciopero, a livello territoriale, è stato giudicato come un vero e proprio scandalo, perché in questo periodo così difficile per il Paese, non avrebbe l’appoggio dei cittadini. Sottolinea Andrea Muto, dirigente del Secondo Istituto Comprensivo, con presidenza all’interno dell’elementare Ardigò: «Non è questo il momento di scioperare con tutti i problemi che stiamo avendo a causa dell’imperversare del Covid 19. Anche se hanno ragioni da vendere e non guadagnano come dovrebbero, i lavoratori della pubblica amministrazione sono tutelati e garantiti nei loro diritti acquisiti. È doveroso tener conto dei tantissimi lavoratori del settore privato che sono rimasti senza lavoro o che hanno una prospettiva difficile».

Sulla questione interviene anche Concetta Ferrara, preside dell’Undicesimo Comprensivo e reggente al Primo IC, con sede alla Petrarca, è contraria all’eventuale sciopero. «Le rivendicazioni sindacali, per dare al personale della scuola una condizione di lavoro migliore di quello attuale e per un salario più dignitoso, se paragonato allo stipendio medio europeo, sono sacrosante», osserva Concetta Ferrara, «Ma non è certo questo il periodo per promuovere una vertenza a muso duro in tutti i settori della pubblica amministrazione. Mai come oggi serve unità e non giova a nessuno una nuova spaccatura tra i lavoratori del settore privato e quelli del pubblico impiego».

Immediata la risposta del sindacato confederale. «Uno sciopero lo si fa quando la controparte, in questo caso il governo, non risponde in modo adeguato alle rivendicazioni di una categoria» afferma Mara Patella, segretaria di Flc-Cgil, «Nel pubblico impiego è in corso una lunga trattativa, che, però, non ha portato ad alcun risultato. Quindi lo sciopero è giusto. Il contratto della scuola è scaduto da due anni e non è possibile rinviare ulteriormente il suo rinnovo. Non siamo d’accordo con quelli che sostengono di non scioperare perché siamo in un periodo molto particolare. Anzi, proprio in questi mesi terribili di pandemia, il personale della scuola sta dimostrando un tenace e nobile attaccamento al lavoro e, quindi, è giusto che siano riconosciuti tutti i diritti della categoria, in primo luogo quello di avere un nuovo contratto ed un sistema scolastico significativamente migliore di quello attuale».

Nel frattempo c’è anche chi contesta la riapertura delle scuole prima di Natale. «Stiamo attenti a prendere una decisione definitiva» mette in guardia Renata Mosca, docente e segretaria della Gilda, «nel Comprensivo di Legnaro, dove insegnava il deceduto Patrizio Sarto, è positivo anche un altro docente e alcuni allievi. Si fa presto a dire apriamo il prima possibile. Bisogna tornare alla didattica in presenza, ma in assoluta sicurezza». –


 

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