Ritratti di donne deturpati da lividi: così l’arte dice no alla violenza

L’installazione del Comune di Gazzo Padovano diventa un simbolo. La sindaca Leonardi: «Per le vittime un invito a farsi aiutare»

GAZZO. C’è la Gioconda con l’occhio nero, la Venere di Botticelli con il volto arrossato e la musa di Modigliani con i lividi sul collo. E poi la dama con l’Ermellino di Leonardo, la ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, l’autoritratto di Frida Khalo e la Marylin Monroe di Andy Warhol. Sette opere d’arte famose, sparse per il comune, che esaltano la bellezza dell’essere donna, deturpata però da una mano violenta. È l’installazione artistica dal titolo “Ogni donna è un’opera d’arte; non sfregiarla, rispettala! ”, realizzata dal Comune di Gazzo e trasformata in simbolo per celebrare il 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne.


Quattro secoli di pittura, scomodando illustri pittori, per dire no alla violenza sulle donne. Ogni opera deturpata rievoca le tante mogli, madri, figlie e sorelle che ogni giorno sono costrette a subire violenza in tutte le sue sfaccettature: da quella fisica a quella psicologica e economica. In Italia, secondo i dati Istat, in media 1 donna su 3 subisce, o ha subito violenza fisica o sessuale, ma il numero di quelle che si rivolgono alle Forze dell’ordine o ai Centri antiviolenza è molto più basso: solo il 3- 7% bussa ai centri e il 12- 8% non ne conosce l’esistenza. A Gazzo, da anni c’è uno “sportello donna” in rete con altri dell’Alta padovana, gestiti dalla Cooperativa Jonathan e quest’anno sostenuti anche dall’8 per mille della Chiesa Valdese. Sono punti di ascolto ed accoglienza che gli Enti locali promuovono per far uscire allo scoperto tante situazioni sommerse.

Da qui l’idea dell’assessorato alle Politiche culturali e sociali e l’assessorato alle Pari opportunità di realizzare un’installazione con 7 pannelli - uno per frazione, al centro medico San Martino e nel polo scolastico-sportivo - per dire che ogni donna è un’opera d’arte da rispettare e non da sfregiare. In contemporanea è stato realizzato uno spot con una coppia di giovani del posto (Noemi Ruzza e Leonardo Lazzaretti) che mettono in scena episodi di violenza domestica sullo sfondo di una Gioconda sfregiata, che grazie all’aiuto di una persona esterna (Francesco Paciello) viene ripulita dalle ferite e riportata nel suo splendore originario.

Ecco le immagini della campagna.


«Un messaggio chiaro a tutte le donne che subiscono violenza» sostiene la sindaca Ornella Leonardi, «un invito a farsi aiutare. Parlarne innanzitutto: con un’amica, un genitore, una persona di fiducia o un professionista. E denunciare i soprusi: ci sono i numeri dell’antiviolenza, dei centri di ascolto e delle forze dell’ordine. È indispensabile farsi aiutare per riprendere le redini della propria vita. Purtroppo casi ce ne sono sempre tanti. Anche nei centri piccoli come il nostro, dove da anni siamo impegnati con attività di sensibilizzazione».

Nel 2019 il Centro Antiviolenza di Padova ha accolto 1. 082 donne che hanno chiesto aiuto, un numero sempre crescente. L’85% delle violenze viene commesso da partner o ex compagni. A peggiorare la situazione è intervenuta anche la pandemia da Covid che con il lockdown ha costretto a lunghe convivenze vittime e aggressori. Dal confronto fra i primi 6 mesi del 2020 con quelli dello scorso anno, il numero di femminicidi in Italia resta invariato (44 nel 2020), ma le vittime donne sono il 48% del totale contro il 32% dello scorso anno. Il rapporto semestrale della Commissione parlamentare d’inchiesta del Senato sul femminicidio segnala che il numero antiviolenza 1522 ha ricevuto in 6 mesi 5. 031 telefonate (il 73% in più del 2019) e 2. 013 (+59%) sono state le vittime che hanno chiesto aiuto. —
 

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