«Pazienti con età tra 40 e 50 anni in Terapia intensiva a Schiavonia, il picco dei ricoveri fra una settimana»

Fabio Baratto è il direttore dell’Unità operativa complessa di Anestesia e Rianimazione all’ospedale di Schiavonia

Fabio Baratto, primario a Schiavonia, parla di turnover veloce: «Ci sono meno malati anziani e sempre più giovani»  

MONSELICE. «Pazienti anziani e con molte patologie? Tutt’altro: oggi, sabato 21 novembre, in Terapia intensiva abbiamo persone sotto i 60 anni, che al massimo prendono la pastiglia per la pressione e che hanno qualche chilo di troppo».

Fabio Baratto è il direttore dell’Unità operativa complessa di Anestesia e Rianimazione all’ospedale di Schiavonia, oggi Covid Hospital. Assieme all’Azienda Ospedaliera di Padova, è la struttura sanitaria provinciale che più ha in carico pazienti positivi al Covid-19. Attualmente sono 17 i posti letto occupati nella sua Terapia intensiva: un numero decisamente stabile, se è vero che lunedì scorso i pazienti erano 18.
 

 

«Abbiamo un forte turnover, che ci permette di bilanciare i nuovi accessi, che non mancano assolutamente, con un buon numero di dimissioni. Ne abbiamo già dimessi tanti in questa seconda ondata di contagi», spiega il primario. Già, perché il paziente-medio che oggi si ritrova a dover gestire l’équipe di Baratto è ben diverso da quello della scorsa primavera: «Riusciamo a garantire un turnover elevato dei letti perché abbiamo un’età media più bassa dei pazienti ricoverati».


La spiegazione? «Gli anziani sono sicuramente più protetti rispetto a marzo e aprile: hanno capito quanto la loro fragilità li esponesse al virus e hanno ridotto drasticamente la possibilità di contagio e, quindi, anche un epilogo come il ricovero in intensiva». C’è poi l’altra chiave di lettura: «Non riesco a capire, in maniera inequivocabile, perché invece ci troviamo tantissimi pazienti giovani. Penso che sia semplicemente perché il virus circola maggiormente».

Il risultato è questo: se la scorsa primavera l’età media dei ricoverati costretti all’intubazione era di 75 anni, oggi siamo scesi a 60. «Abbiamo visto tantissime persone di 40-50 anni, e abbiamo avuto anche un paziente di 32 anni» conferma Baratto.

«Attenzione poi a pensare che qui finiscano solo persone con gravi patologie alle spalle, con obesità o chissà con quali limiti fisiologici. Il profilo tipico, anzi, è quello di un 60enne, magari con qualche chilo di troppo, che prende al massimo la pastiglia per la pressione. Insomma, una persona che senza il Covid-19 avrebbe una vita normalissima». Oggi la degenza media al Covid Hospital di Schiavonia va dai 10 ai 20 giorni: «La mortalità si è peraltro abbassata tantissimo» continua Baratto «e questo sicuramente perché la diagnosi del contagio arriva ben prima rispetto alla prima ondata. Con una diagnosi precoce, cominciano prima anche i trattamenti antivirali e dunque aumentano le possibilità di curare il paziente in tempi più brevi. Il fatto che ci siano meno anziani, che notoriamente hanno bisogno di più tempo attaccati al ventilatore, riduce ulteriormente la media delle nostre degenze».

Il reparto del “Madre Teresa” è pronto ad accogliere 24 pazienti in Terapia intensiva, e a salire ulteriormente in caso di emergenze. Il picco di ricoveri, a livello regionale, è atteso alla fine del mese: «Credo, ma soprattutto spero, che lo si possa raggiungere già la settimana prossima per poi assistere alla curva discendente», auspica il primario. Anche, aspetto non banale, per dare tregua al personale impegnato nel reparto.

«Certo, siamo più preparati a gestire la situazione, ma va considerato che a Schiavonia abbiamo perso alcuni anestesisti – tra pensionamenti e malattie – anche se fortunatamente ad oggi i numeri che abbiamo ci permettono di non avere problemi. Va inoltre ricordato che dopo lo stress della primavera, non abbiamo praticamente avuto tempo per riposare: durante l’estate abbiamo cercato di recuperare tutte le prestazioni perse, dunque stiamo lavorando a ciclo continuo da otto mesi». Con la beffa, magari, di sentirsi denigrare dalla gente: «L’ostilità dei mesi scorsi contro il personale medico è la cosa più ci ha fatto star male, siamo sinceri. Ma continuiamo a lavorare, sperando che tutto passi presto». —


 

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