Nelle rsa padovane il Coronavirus entra con gli operatori: "Servirebbe un tampone al giorno"

Sono 92 i lavoratori positivi nelle strutture padovane, 174 gli ospiti. Volpe (Uripa): «Senza lockdown alto il rischio contagio»

 

PADOVA. Fino a qualche giorno fa, nelle case di riposo padovane, gli operatori superavano gli ospiti in fatto di positività al Covid-19. Oggi i numeri sono leggermente variati, ma comunque in crescita e non trascurabili: i lavoratori delle 43 case di riposo padovane con almeno un test rapido positivo sono 92 (174 gli ospiti).
 
E l’interrogativo che si pongono gli addetti ai lavori e le autorità sanitarie è doveroso quanto automatico: è possibile fare qualcosa per evitare che il virus entri nelle case di riposo, assodato che il Covid-19 arriva dall’esterno e – oggi più che mai – dal personale impegnato nelle strutture? 
 
virus dall’esterno
 
«Sono chiaramente ragionamenti che ci poniamo, ma la risposta è scontata: dovremmo fare un tampone al giorno a ogni dipendente, strada impraticabile» commenta Roberto Volpe, presidente di Uriba Veneto, l’unione regionale degli istituti per anziani.
 
«Sappiamo benissimo che, senza visite e con ingressi di ospiti controllati, il virus può entrare in una casa di riposo solo attraverso i lavoratori. Ma sappiamo anche che queste persone hanno giustamente una vita fuori dalle strutture e, al di là di ogni buona condotta, l’incontro col Coronavirus non può essere scongiurato del tutto».
 
Continua Volpe: «In primavera c’era un fattore notevole che aiutava: il lockdown. L’operatore tornava a casa e aveva una moglie che lavorava da casa e un figlio che non era stato a scuola. Il suo ambiente, da statico, si è messo in movimento, con tutti i rischi connessi». 
 
numeri in crescita
 
A detta del presidente di Uriba, i numeri sui contagi delle case di riposo sono peraltro ben più importanti rispetto a quelli aggiornati dalle Usl. Lo conferma il fatto che i positivi o i sospetti tali, nelle case di riposo padovane, siano passati in tre giorni da 227 a 266 (operatori e ospiti compresi): «Teniamo duro alzando al massimo prevenzione e vigilanza, anche senza aiuti statali. Avete mai sentito parlare il premier Conte o il ministro Speranza di case di riposo? L’Italia non è un paese per vecchi». 
 
massimo sforzo
 
Certo, vie per scongiurare al massimo l’accesso del virus esistono e sono percorse quasi ovunque: «Il personale delle strutture per anziani è sottoposto a un tampone a settimana, ma molte strutture sono scese anche a test ogni tre o quattro giorni, a maggior ragione in caso di positività di un ospite o di un lavoratore» spiega Franco Maisto, impegnato per la Cisl Fp proprio su questo tema «Ogni giorno, come sindacati, abbiamo almeno una videoconferenza con i nostri delegati sindacali nelle varie case di riposo per un monitoraggio attento e costante.
 
Dalla primavera scorsa per tutti i lavoratori sono stati attivati corsi e formazione specifica». A detta della Cisl, è oggettivamente «notevole lo sforzo delle direzioni delle Rsa per tutelare ancora di più ospiti e lavoratori, chiamati oggi più che mai ad una sfida fondamentale: tenere fuori il virus dalle case di riposo». La creazione di aree di astanteria, la divisione del personale in singoli reparti (spesso senza commistione) e l’incremento dei dpi (come la doppia mascherina e i camici monouso nei reparti più a rischio) sono altri elementi che aiutano. Continua Maisto: «
 
è solo una questione dei dispositivi di protezione individuale: dall’inizio dell’estate la gran parte delle strutture ha fatto magazzino con notevole acquisto di calzari, tute monouso, occhiali e mascherine. Ma tutto questo non basta perché oltre ai percorsi e alle astanterie ogni lavoratore ha una vita privata e può determinarsi un contagio. Possiamo d’altro canto permetterci di lasciare gli anziani ospiti senza i loro veri angeli custodi?». —
 

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