Distanziati anche nel verde, pronto il parco anti-Covid a Padova

Una sedia per ogni albero e un’aula all’aperto: alla Guizza il progetto di Piano Intorno al team G124 dell’università si sono mobilitati cittadini e aziende

PADOVA. Ora che ogni albero ha il suo tutore e questo tutore è una sedia con un nome, 167 persone possono sedersi a 5 metri esatti una dall’altra. E il distanziamento, da qualunque parte lo si guardi, diventa una forma d’arte. Diventa bellezza.

L’architetto Renzo Piano, che ha ispirato tutto questo, prevede che alla fine della pandemia avremo una gran voglia di stare all’aperto. Da qui la scelta di indirizzare su un’area verde - nella fattispecie il parco dei Salici, quartiere Guizza - il secondo anno di interventi di rammendo urbano, sui quali investe i suoi compensi da senatore a vita. Così, in pochi mesi, sconfiggendo burocrazia e lockdown, questa piccola oasi di 14 mila metri quadrati senza funzioni precise, è diventata - con una mobilitazione collettiva tanto straordinaria quanto significativa - un parco anti-Covid, pensato in tempo di virus e per un futuro che si spera senza virus.


È il progetto G124 che a Padova ha già prodotto due interventi all’Arcella, nel 2019. Quest’anno è toccato alla Guizza, con la stessa formula: Renzo Piano paga le borse di studio per i neo laureati (quattro stavolta: Maria Francesca Lui, Debora Formentin, Marco Pittarella e Rodolfo Morandi) del dipartimento Icea dell’università di Padova - con la quale c’è un’alleanza ormai solida - e affida al professor Edoardo Narne il compito di coordinare i lavori. 

E poi chiede di rispettare uno schema semplice: ascoltare il quartiere in cui si lavora, immaginare un intervento di rapida esecuzione, efficace, non costoso, di sicuro impatto e replicabile. Nello scenario di una pandemia, la scelta è caduta sul parco. Ecco, dunque, le sedie singole distanziate, un padiglione dall’aria vagamente giapponese che può diventare aula didattica oppure palcoscenico o luogo per festicciole dei bambini, tutto all’aperto, perché all’aria il virus si trasmette di meno.

«L’importante è che sia un luogo vivo, sicuro, illuminato di notte», si è raccomandato Piano durante le videoconferenze, quando ha voluto conoscere (e suggerire) perfino l’intensità delle luci scelte per illuminare il parco e il padiglione. «E che sia bello», si è raccomandato, infine. Perché la bellezza è la chiave per ricucire le periferie.

 

Quello che è successo in dieci mesi o poco più merita di essere raccontato. Perché spiega come mai ieri, giorno dell’inaugurazione - solo simbolica - tanti cittadini del quartiere abbiano cercato un modo per entrare al parco, nonostante il divieto.

«Sono stati coinvolti in ogni passaggio, dalla raccolta di idee alla progettazione. Hanno comprato le sedie e le hanno montate. Volevano esserci, è comprensibile», racconta il presidente della consulta di quartiere Dario Da Re. Le sedie Vizha che sosterranno la crescita dei 167 alberi con i quali è stata creata un’arena ellittica nel cuore del parco (la stessa forma del Prato della Valle o del Teatro anatomico), portano il nome di tanti di questi cittadini. Che hanno messo 25 euro nel crowdfunding e si sono presi un sabato o una domenica per montarle.

Poi la Bertani Legno di Piove di Sacco ha donato il legname per il padiglione, l’impresa Ramigni ha costruito il basamento, la iGuzzini ci metterà le luci. Quasi tutto gratis, perché certe imprese diventano calamite di generosità.

Il Comune - che ha schierato tutte le forze dei suoi uffici al Verde, con l’assessore Chiara Gallani e il dirigente Ciro Degli Innocenti in prima linea - ha fatto il resto, stanziando 113 mila euro per alberi e altri lavori e ottenendo dalla Fondazione Cariparo 50 mila euro per acquistare un gioco per bambini.

A completare la formazione, sono arrivati i professori Paolo Semenzato, Tommaso Anfodillo (Tesaf) e Luciano Gamberini (dipartimento Psicologia) dell’università di Padova, l’ingegner Andrea Dal Cortivo che ha progettato le strutture del padiglione e anche il professore e scienziato Stefano Mancuso, che sugli alberi appena piantati l’anno prossimo installerà sensori in grado di misurare i benefici ambientali in termini di Co2 eliminata.

Collegando gli stessi a uno schermo che gli alunni della vicina scuola elementare - anche loro coinvolti nella rinascita del parco - potranno guardare ogni giorno, avendo la percezione in tempo reale dell’impatto del bosco.

Il progetto, alla fine, per la parte pensata dal team di Piano, vale 130 mila euro. Ma il Comune farà di più, sistemando le aree intorno. Perciò quella di ieri non è altro che una tappa.

«C’è stato un bellissimo percorso di condivisione con i cittadini», sottolinea l’assessore Gallani, «e ora questo parco, che era già bello e grande, sta acquisendo un’anima». Facile immaginare quante iniziative potrà ospitare questa nuova arena. E bello immaginare quale sarà la cornice quando gli alberi saranno cresciuti. «Abbiamo ragionato su un orizzonte di dieci anni», spiega Edoardo Narne. «Il lavoro fatto fin qui è stato coinvolgente, ma crediamo che sarà ancora più bello vedere come i cittadini continueranno ad aver cura dell’area. In fondo i protagonisti della trasformazione sono stati loro». —
 

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