Caso Merlara verso l’archiviazione: nella casa di riposo 34 decessi per coronavirus

Inchiesta della procura di Rovigo, in quei mesi sarebbero state rispettate le regole imposte da Regione e Usl

PADOVA Verso l’archiviazione l’inchiesta sui 34 ospiti uccisi dal coronavirus in poche settimane nella casa di riposo di Merlara. L’espressione tecnica è «mancanza della prova circa la sussistenza del nesso di causalità». Tradotto, significa: non si possono rimproverare eventuali omissioni agli operatori o ai vertici dell’istituto sulla base delle indicazioni fornite da Regione ed ente sanitario in quel momento, alla luce delle conoscenze che, allora, c’erano sul Covid 19.

Ecco l’orientamento della procura di Rovigo, guidata dal magistrato Carmelo Ruberto. Un orientamento che sembra spianare la strada all’archiviazione del procedimento penale di cui sono titolari i pm Maria Giulia Rizzo ed Ermindo Mammucci.


La casa di riposo “Pietro e Santa Scarmignan” di Merlara è quella che ha pagato il prezzo più alto durante la prima ondata dell’emergenza coronavirus. Su 73 ospiti presenti nell’istituto all’inizio dello scorso marzo, ben 34 sono stati decimati dal Covid 19: la prima vittima Nerone Ugo Melato, morto il 14 marzo a cinque giorni dall’accertamento del contagio. Tutti gli altri ospiti erano risultati positivi e i contagi non avevano risparmiato gli operatori socio-assistenziali (24 positivi su 45). Tanto da far scattare l’intervento dei medici dell’Esercito.

«È stata casualità. È l’unica spiegazione che mi sento di dare» aveva dichiarato il sindaco di Merlara Claudia Corradin, all’epoca anche lei contagiata «Perché è successo quel che è successo a Merlara e non in altre strutture? Per casualità. Penso che abbiamo dovuto davvero pagare lo scotto di essere stata la prima struttura in cui è entrato il virus» aveva insistito di fronte alle critiche dei sindacati che, il 13 marzo precedente, avevano scritto alla Regione denunciando una direzione assente. Un mese più tardi l’apertura dell’inchiesta con l’acquisizione di documentazione da parte dei carabinieri del Nas. Documentazione che è stata attentamente vagliata: sarebbe emerso che, alla luce delle regole in atto, era stato fatto tutto il possibile. E con la diligenza richiesta adottando procedure in linea con direttive e standard sia regionali sia degli enti sanitari. Peraltro era appena esplosa una emergenza sanitaria del tutto nuova: in quei mesi quasi sconosciuto l’aspetto legato agli asintomatici.

Anche la procura di Padova ha aperto alcune inchieste sulle “stragi silenziose” nelle case di riposo padovane solo con riferimento alla prima ondata del virus. Le inchieste (coordinate dal procuratore aggiunto Valeria Sanzari) riguardano l’istituto Configliachi per quanto riguarda la struttura in via Sette Martiri (306 ospiti e alcuni contagi) in seguito a un esposto (non dei familiari) per la morte di Antonio Manoli 74 anni di Abano. E Villa Maria per la morte di Giovannina Favero, 58 anni di Massanzago, deceduta dopo le dimissioni dal reparto di malattie infettive di Padova. —
 

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi