Aziende agricole danneggiate dalla cimice 32 milioni dalla Regione

SAN PIETRO VIMINARIO

32 milioni di euro in arrivo per 300 le aziende agricole della provincia di Padova colpite dalla cimice asiatica. Un danno delle colture che tocca i 100 milioni di euro, flagellate, in particolare, le coltivazioni a pero e a melo della Bassa Padovana che registrano un -80% di produzione. La Regione corre in aiuto degli agricoltori con una forma di ristoro pari a 32 milioni di euro. «Si tratta di una boccata d’ossigeno importante per i nostri produttori», commenta il presidente di Cia Padova, Roberto Betto. «Non risolve del tutto i problemi, ma permette di guardare con cauto ottimismo al futuro. Nel settembre del 2019 abbiamo incontrato il prefetto Renato Franceschelli per chiedere l’apertura dello stato di calamità ai sensi della legge 102 al fine di consentire agli agricoltori di attingere a fondi speciali».


All’incontro sono seguite alcune trattative con la Regione e il Governo, con l’obiettivo di chiedere all’Unione Europea le modifiche alle norme e ai regolamenti comunitari per aumentare la clausola di salvaguardia. «L’arrivo di questi 32 milioni offre un ristoro importante», continua il presidente Betto, «tuttavia, non possiamo abbassare la guardia. Continueremo ad interessarci della vicenda, auspicando che nel frattempo la ricerca scientifica porti a buoni risultati».

Dal 2012 la cimice asiatica non è mai scomparsa dal territorio e da allora Cia ha chiesto al Governo e nelle sedi più opportune rimborsi ad hoc a favore degli imprenditori agricoli colpiti da questo flagello. «Ancora oggi però la cimice asiatica minaccia le produzioni d’eccellenza», continua il presidente Betto. «Per contrastare la sua presenza il servizio fitosanitario centrale ha redatto un cronoprogramma riguardante il lancio dell’insetto antagonista, ovvero la vespa samurai. Questo è stato declinato, a livello locale, in uno specifico progetto messo a punto dall’unità organizzativa fitosanitaria della Regione, in collaborazione con l’università di Padova». —

Giada Zandonà

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