Coronavirus, il direttore di Malattie Infettive: «Sono giorni decisivi, il picco si avvicina»

A Padova boom di ricoveri, Anna Maria Cattelan: «Ancora 4-6 ingressi al giorno, importante l’aiuto degli ospedali del territorio»

PADOVA. Oggi come sei mesi fa, si è tornati a interrogare i numeri e studiare le onde, nella speranza di tornare a surfare sull’ormai famoso plateau, quel pur “lungo” picco che è passaggio obbligato prima di cominciare a veder regredire l’epidemia.

La storia recente della provincia riferisce di un boom di ricoveri in sette giorni, un centinaio in più nell’arco di una settimana nelle aree non critiche degli ospedali del Padovano. Sabato sette novembre i pazienti nei reparti non intensivi erano 230, sabato scorso 334, ieri 339. Ecco quindi un leggero rallentamento cui agganciare la speranza. «Non vediamo ancora un rallentamento così importante da poter parlare di appiattimento della curva dei ricoveri» spiega Anna Maria Cattelan, direttore delle Malattie Infettive dell’Azienda Ospedale Università di Padova, una sessantina di posti attualmente occupati «registriamo ancora un numero di ricoveri che va dai 4 ai 6 al giorno, cui fortunatamente corrispondono altrettante dimissioni, ma nella notte tra sabato e domenica ci sono stati più di una ventina di accessi al Pronto Soccorso riconducibili al Covid. La maggior parte non era in condizioni tali da richiedere l’ospedalizzazione, ma un paio sono stati portati da noi» rivela «ora, tuttavia, possiamo contare su un grande aiuto da parte degli ospedali di Cittadella, Camposampiero e Piove di Sacco, oltre che, ovviamente Schiavonia, laddove all’inizio eravamo da soli a fronteggiare la nuova ondata».


Rimane invece ampia la forbice dell’età dei ricoverati, «la media attualmente è di 60 anni, ma abbiamo sia pazienti molto anziani che 45enni» prosegue la dottoressa Cattelan «complessivamente il decorso è migliore e riusciamo a trattare con buoni risultati anche fasce di età molto alte, così come persone con patologie importanti e immunodepresse e questa è davvero una grande soddisfazione».

L’ultimo decesso a Malattie Infettive risale a sabato sera quando è morta un’anziana di 95 anni con importanti comorbilità. Tuttavia, anche se non sono ancora tutte vittorie, la scienza ha cominciato a muoversi con un’andatura sempre più sicura su un terreno che ogni giorno che passa si fa meno ostico. «Ad oggi, i pazienti restano ricoverati una decina di giorni, sempre che non sopravvengano peggioramenti tali da imporre il trasferimento in Terapia Intensiva o in Fisiopatologia respiratoria» prosegue la dottoressa Cattelan «ogni dieci pazienti che vengono ricoverati da noi sono al massimo tre quelli che richiedono le cure di Subintensiva e Rianimazione, a quel punto l’ospedalizzazione si allunga a 15-16 giorni. Del resto, anche noi abbiamo cominciato a utilizzare i caschi per la ventilazione positiva per somministrare ai pazienti che ne hanno bisogno ossigeno ad alti flussi, questo per darci una mano, ad esempio quando non c’è posto nella Fisiopatologia respiratoria».

I prossimi giorni si preannunciano decisivi: «Da due-tre giorni abbiamo numeri piuttosto stabili su livelli che però sono alti, possiamo quindi dire che stiamo cominciando ad affrontare il plateau» conclude Anna Maria Cattelan «tuttavia stiamo ancora risentendo della situazione di dieci giorni fa quindi non possiamo dire con certezza di aver smesso di salire, tutto dipenderà dai prossimi giorni. Solo allora saremo in grado di dire con certezza se abbiamo raggiunto il picco». —


 

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