«Ora siamo “ocra” ma con l’arancione saremmo stati meno penalizzati»

Pellizzari di Acc contro Zaia: «Così ci esclude dai ristori» La Confesercenti: «Decreto economicamente pesante» 

Padova

Nel valzer di decreti e ordinanze finisce che qualcuno torni a casa con i piedi pestati e doloranti. In questo volubile mondo arcobaleno, stavolta è toccato ai negozi finire in “castigo”, seppure un giorno a settimana: solo la domenica tutti “zona rossa”, ovvero chiusi (a esclusione delle ormai arcinote eccezioni).




«Premesso che il primo obiettivo di tutti è la salute e che l’iniziativa dei presidenti è apprezzabile per provare a restare in area gialla, di fatto con questo provvedimento ci coloriamo di “ocra”, a metà tra arancione e rosso» dice il direttore di Confesercenti Maurizio Francescon «i commercianti, infatti, si trovano chiusi un giorno a settimana, cosa che, paradossalmente, non avverrebbe se il Veneto fosse zona arancione. E questa è una penalità importante dal punto di vista economico: sebbene siano stati chiesti, per il momento non c’è garanzia di ristori per loro».

Finisce omogeneamente in “area arancione”, si fa per dire, la grande distribuzione, che si ferma per tutto il weekend «un passaggio che restituisce equità» conferma Francescon annunciando che proprio per questo, il ricorso al Tar sulla questione viene a cadere per il Veneto, «anche se nelle grandi strutture ci sono piccole realtà che con lo stop nel fine settimana perdono il 30-35% delle entrate». Registra, invece, un’altra «sberla ai bar, soprattutto quelli senza posti a sedere, che patiscono un ulteriore danno con la somministrazione limitata al tavolo a partire dalle 15. A questo punto sarebbe stato meglio farli chiudere alle 12» sostiene Francescon «noi siamo pronti a fare sacrifici ma pensiamo che debbano essere finalizzati a sconfiggere il contagio. Ecco perché molti ritengono che sarebbe meglio chiudere tutto per alcuni giorni per affrontare un Natale sereno piuttosto che continuare a bruciare lentamente».

Decisamente contrariato dal provvedimento Massimiliano Pellizzari, presidente dell’Associazione Commercianti del Centro: «È un’ordinanza che penalizza soprattutto i negozi d’abbigliamento che registrano la maggior parte degli incassi il sabato e la domenica. A questo punto era meglio diventare zona rossa così da avere diritto ai ristori. In questo modo invece siamo doppiamente penalizzati: senza incasso né ristori».



«Capisco le difficoltà degli associati, ma il virus si sta diffondendo velocemente» esordisce Patrizio Bertin, presidente di Ascom Confcommercio «per cui se vogliamo avere un Natale dignitoso dobbiamo adeguarci, altrimenti non avremo scampo. Si tratta di tener duro per un po’ e sperare che la curva cali. Possiamo provare a vederla in modo diverso, ovvero che abbiamo toccato il fondo e ora possiamo solo sperare nel rimbalzo: dobbiamo innanzitutto salvare le feste per cui siamo preoccupatissimi, visto che i negozi in questa situazione di incertezza non stanno acquistando. Dopodiché ci stiamo già organizzando per una primavera di ripartenza» aggiunge chiarendo che «la chiusura della grande distribuzione è condivisibile». Ma lo stop a parchi commerciali e grande distribuzione non è sufficiente a garantire giustizia economica, assicura Bertin: «Mi spiace solo una cosa» prosegue «che Amazon e compagnia siano sempre aperti. So che è difficile intervenire, ma questo ci creerà grossi problemi in futuro. Quando acquistano online i clienti dovrebbero fermarsi a riflettere su cosa succederà quando avranno bisogno di strade, asili e servizi sociali, perché queste aziende non pagano le tasse in Italia e alla lunga sarà un problema serio».



Ancora una volta tra i nodi da sciogliere c’è quello dei mercati, con le loro peculiarità: «Il provvedimento crea problemi non indifferenti in mercati molto importanti come Este, Cittadella Monselice e Piove in cui gli ingressi sono numerosi e convivono con gli accessi alle abitazioni, per cui diventa davvero difficile regolare gli afflussi» spiega Francescon, aggiungendo che i mercati di Agna, Solesino e Bastia, che si svolgono di domenica, saranno molto penalizzati dal provvedimento.

«Così torniamo alla scorsa primavera» dice Ilario Sattin, presidente degli ambulanti Ascom «se sul fronte organizzativo siamo preparati, il problema è la mancanza di clienti: ormai abbiamo perso il 50% delle entrate, che arriva al 70% in zone turistiche come quella termale. Pertanto si potrebbe anche fare a meno della perimetrazione, basterebbe fare qualche controllo in più. Alla fine il rischio è che, per contingentare le entrate, si finisca per avere gli assembramenti all’ingresso» conclude. —



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