Giulia, ricercatrice influencer e la sua lotta social al virus

Monselice, la trentatreenne è diventata un punto di riferimento per gli internauti che ogni giorno commentano i suoi post corredati da dati e analisi scientifiche

MONSELICE. Giulia Borile, 33 anni, una laurea in fisica e un dottorato di ricerca in biologia cellulare, è diventata un punto di riferimento sui social network nella lotta contro il Covid-19.

Tutto è cominciato il 16 marzo quando la giovane ricercatrice monselicense ha pubblicato sul suo profilo Facebook un post in cui spiegava in modo semplice ma esaustivo il trend del contagio da coronavirus con alcuni consigli sul modo in cui ogni persona potesse contribuire a fermare il contagio. Visto il riscontro positivo del primo post, molto commentato dagli utenti, Giulia ha deciso di trasformarsi in “educatrice” per far capire meglio la situazione sanitaria e lo ha fatto ogni giorno, attraverso testi e grafici che illustravano quanto stava accadendo.


Dai semplici consigli su come indossare la mascherina, ai dati dei guariti e contagiati, al funzionamento dei test rapidi o molecolari, da otto mesi con cadenza quasi giornaliera Giulia Borile aggiorna gli utenti dei social con numeri, grafici e suggerimenti per affrontare la pandemia.

All’inizio erano una ventina le persone che la seguivano, ma in poco tempo è diventata una “influencer” nel mondo della comunicazione sanitaria, con centinaia di utenti che attendono e commentano le sue “pillole Covid”, sempre corredate da dati ed analisi scientifiche.

Il suo modo semplice di scrivere a volte anche ironico e leggero su alcuni temi, l’ha portata ad essere un punto di riferimento per comprendere al meglio il virus e per far chiarezza su come affrontare la difficile situazione che ha colpito tutto il mondo. Giulia non è solo una influencer, dal 2010 si occupa di microscopia e fisica applicata alla biologia e alla medicina, collaborando a diversi progetti in ambito pediatrico che l’hanno portata ad ottenere riconoscimenti e contributi per la ricerca.

Nel 2018 la sua collaborazione con l’istituto di ricerca pediatrica di Padova le fa vincere un finanziamento per sviluppare un modello in vitro di leucemia al Francis Crick Institute di Londra che la porta a vivere un anno all’estero per lavorare nel gruppo di microscopia londinese con il quale tuttora continua a collaborare.

Pochi giorni fa, invece, Giulia ha vinto un finanziamento di 50 mila euro per il progetto di ricerca sullo studio di nuove terapie per una tipologia di leucemia pediatrica. La fondazione Roche ha premiato la giovane ricercatrice dell’istituto di ricerca pediatrica “Città della speranza” di Padova per il miglior progetto di ricerca indipendente nell’area terapeutica onco-ematologica.

Giulia da anni studia la leucemia acuta mieloide pediatrica, un cancro aggressivo ancora oggi trattato con chemioterapia, e ampio uso di trapianto di cellule staminali. Il progetto di Giulia Borile propone invece di utilizzare metodi della fisica applicata alla biologia, che andranno ad investigare le peculiarità delle cellule di leucemia per identificare nuovi modelli terapeutici . —

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