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Padova, centri commerciali trasformati in deserti al sabato: "E' la nostra disfatta"

Con le restrizioni a causa della seconda ondata del coronavirus. Dal Centro Giotto alla Corte di Mortise: «Siamo stati discriminati». Semivuoti anche Ikea, Decathlon, Media World ed Euronics

PADOVA. Chiudere i centri commerciali nel fine settimana è una discriminazione bella e buona. Non è giusto perché tutti i negozi sono aperti, anche quelli molto grandi che hanno le sembianze di centri commerciali. Inoltre il centro è pieno di gente che, all’aperto, si sente perfino autorizzata ad abbassare la mascherina. Stanno penalizzando un settore ed è una cosa gravissima perché questa decisione può decretare la nostra disfatta». A parlare è Stefano, il titolare della tabaccheria al primo piano del Centro Giotto di via Venezia.

La rabbia Ma la sua è la voce di tutti i colleghi: chi ha bottega ad Ipercity di Albignasego, chi ha una storia di commercio a La Corte di Mortise; chi crede nelle Bretelle di Rubano. Tra i commercianti all’interno dei centri commerciali cittadini è scoppiata la rabbia. Il primo weekend scandito dal Dpcm del 3 novembre, che prevede la chiusura dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi, dunque anche i sabati (ad eccezione delle farmacie, parafarmacie, punti vendita di generi alimentari, tabaccherie ed edicole al loro interno) solleva un polverone di critiche.

«Non ce l’ho con il presidente Conte, né sono un negazionista o un complottista anzi, sono spaventato come tutte le persone di buon senso», continua Stefano, «la sera me ne vado a casa ed evito con accortezza le situazioni a rischio. Quello che però non capisco è l’ultimo provvedimento che ci colpisce in maniera discriminatoria. I centri commerciali che sono sicurissimi: provi a camminare per due metri senza mascherina o ad entrare in un negozio senza mettere il gel, sarà fermata in un minuto dalle guardie e dalla sicurezza. Io non posso nemmeno decidere di chiudere perché vendo prodotti del monopolio e rischio una multa di 5 mila euro. Tuttavia il passaggio, con tutti i negozi chiusi, è quasi zero, ma noi abbiamo affitti molto alti: qui ci sono colleghi che con negozi piccolissimi pagano 7-8 mila euro di affitto al mese. Secondo me siamo di fronte ad una gravissima discriminazione perché se il Governo avesse deciso per il lockdown, con la gente chiusa in casa, andava bene. Ma così le persone si riversano in centro, proprio il fine settimana che sono vitali per i negozi all’interno dei centri commerciali. Da dopo il lockdown non stiamo guadagnando, siamo bravi se andiamo in pari con le spese».

Spazi vuoti Il primo piano del Centro Giotto è un piano fantasma, al secondo nemmeno si può salire perché transennato, al piano terra invece la spaccatura è netta: la metà lontana dal supermercato Conad è deserta; quella più vicina al supermercato, con i bar e i ristoranti aperti, è strapiena. Tanto da non notare la differenza da un sabato pre-Dpcm. Addirittura al ristorante Ginza c’è la coda e non si trova un tavolo libero. Aperti dunque bar, ristoranti, farmacia ed erboristeria; chiusi gelateria, profumerie, abbigliamento, telefonia e ottici. Stupisce invece vedere Ikea, Decathlon, Media World ed Euronics semivuoti, con corsie libere e casse vuote. È probabile che le persone abbiano pensato facessero parte della famiglia dei centri commerciali. E così i pronostici di Filcams Cgil sono stati in parte confermati e in parte smentiti: il sindacato si aspettava, con i centri commerciali serrati, l’assalto ai negozi di arredamento, elettronica, abbigliamento di media e grande metratura e supermercati.

I sindacati L’assalto c’è stato, ma ha preso di mira il centro e i supermercati. Il sindacato mette in guardia: «I lavoratori dei supermercati e del commercio esprimono forte preoccupazione per la mancanza di controlli che regolino l’ingresso agli esercizi commerciali» avverte Marquidas Moccia «non ha senso indicare il numero massimo di clienti senza prevedere nessun controllo. La salute dei cittadini è l’obiettivo per cui, tutti, facciamo tanti sacrifici. Anche i lavoratori dei supermercati e del commercio sono cittadini come tutti ma si trovano nella scomoda posizione di essere testimoni e vittime di comportamenti irresponsabili e di aggressioni verbali». —

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