Concorso per presidi a rischio, a Padova in 50 con il fiato sospeso

Attendono il pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso per l’annullamento della procedura del 2017 chiesto dai dirigenti "bocciati"

Cinquanta presidi delle scuole di Padova e provincia appesi ad una sentenza. In questo caso, è quella che, entro il prossimo 15 novembre, il Consiglio di Stato dovrà emanare a riguardo del ricorso del Miur e del comitato “Trasparenza e Partecipazione” contro l’annullamento del concorso del 2017 , successivamente, cassato dal Tar del Lazio nel 2019.

Cinquanta presidi


A Padova i dirigenti coinvolti sono 50. Nel Veneto 240 ed in tutta Italia 2500. Sono tutti presidi che, una volta dichiarati vincitori di concorso, stanno svolgendo le loro funzioni da due oppure da un anno. Tra quelli che hanno superato il concorso c’è anche la ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, che, però, non è ancora titolare di sede.

L’udienza

La prima udienza del Consiglio di Stato, presieduta dal giudice Sergio Santoro, si è tenuta giovedì 15 ottobre. È durata solo un quarto d’ora a causa delle restrizioni imposte dal Covid 19. Giusto il tempo di ascoltare i rappresentanti delle parti in causa e, subito dopo, il presidente della sesta sezione ha comunicato a tutti i presenti che la sentenza sarà resa pubblica entro un mese. Ossia entro il 15 novembre.

La vicenda

La kafkiana vicenda è nata dopo che un gruppo di bocciati al concorso del 2107, assistiti da avvocati di fama, si rivolse al Tar del Lazio per chiedere l’annullamento dell’intera procedura concorsuale. Ed il Tar, effettivamente, lo annullò, ma subito il Miur chiese la sospensiva al Consiglio di Stato, che ottenne in attesa della discussione in merito. In pratica, secondo l’accusa, il concorso era da annullare per “incompatibilità di alcuni commissari d’esame”.Ossia perché tre commissari esaminatori, tra cui il sindaco-docente di Alvignano (Caserta), Angelo Francesco Marcucci, avrebbero effettuato attività formativa ad alcuni candidati a ridosso del concorso, mentre il regolamento del Miur prevedeva che gli esaminatori avrebbero potuto svolgerla soltanto sino ad un anno prima rispetto alla data fissata per il concorso.

La protesta

Tra i presidi che attendono con ansia la sentenza definitiva del Consiglio di Stato c’è anche il dirigente del Secondo Istituto Comprensivo, con presidenza all’Ardigò, in via Agnus Dei. «Siamo al teatro dell’assurdo», sottolinea Andrea Muto, «Uno supera, regolarmente, un concorso bandito dallo Stato e dopo due anni di ruolo per una faccenda degna degli avvocati azzeccagarbugli, di manzoniana memoria, rischia di perdere il posto e non poter fare più il dirigente. Ancora una volta siamo vittime della tipica burocrazia all’italiana».



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