Crea una falsa sentenza. Avvocato padovano finisce sotto inchiesta

Ha redatto un documento intestato alla Corte d'Appello e l'ha esibito al cliente, ma è stato scoperto

PADOVA.

Rischia di finire a processo per falso materiale commesso da un privato. Il motivo? Avrebbe costruito ad arte una falsa sentenza attribuita alla Corte d’appello di Torino. Un reato tanto più grave – sempreché sia provato – in quanto attribuito a un legale, l’avvocato M.L., 68enne originario di Foggia ma residente a Padova.

La segnalazione è arrivata in procura ed è finita sul tavolo del pubblico ministero padovano Sergio Dini che ha chiuso formalmente l’inchiesta, atto preliminare alla richiesta di rinvio a giudizio. Fatta salva per l’indagato (difeso dalla penalista Barbara Bisinella) di chiedere di essere interrogato o presentare memorie.

Secondo quanto emerso al momento, il legale avrebbe redatto quella falsa pronuncia registrata con il numero 1137 nell’anno 2019 esibendola al cliente. Forse un cliente importante, forse un cliente che non voleva rischiare assolutamente di perdere. Da qui – almeno stando all’impostazione accusatoria – la creazione di quel documento che, alla prova dei fatti, sarebbe risultato inesistente.

E così né alla Corte d’appello di Torino – alla quale la pronuncia sarebbe stata attribuita – né altrove, risulta mai depositata la sentenza “incriminata” ma costruita “a regola d’arte” per accreditare la professionalità del legale.

Tempo 20 giorni per esercitare i diritti riconosciuti all’indagato; passato quel termine la procura potrebbe chiedere subito il processo. E l’ultima parola, in quel caso, spetterà al giudice dell'udienza preliminare. —


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