«Bugiardi, terroristi e menagrami»: insulti social a medici e infermieri padovani

Anche minacce per gli “eroi” della Terapia intensiva di Padova. La replica: «Raccontiamo la realtà»

PADOVA. Li avevamo lasciati eroi. Li ritroviamo bersagliati di insulti. «Bugiardi», «Continuiamo a farci prendere per il c...», «Questo lavoro l’avete scelto voi, gli eroi sono un’altra cosa», «La solita propaganda terroristica».

È questo il tenore di centinaia di messaggi che gli utenti di Facebook hanno inviato via messaggio a medici e infermieri della Terapia intensiva di Padova, dopo gli ultimi articoli di cronaca che riferivano di una situazione ormai quasi insostenibile, di stanze piene e di continui ricoveri per il Covid.

Minacce con messaggi privati

E non sono reazioni istintive. Bisogna perder tempo a cercato sul social network il nome del sanitario in questione e accanirsi con messaggi privati di insulti e minacce. Purtroppo non stiamo parlando di un singolo caso, di un episodio infelice, ma di un fenomeno che si sta diffondendo ormai da qualche giorno.

Tornata a casa da un turno di 14 ore in Terapia Intensiva Michela Marca, infermiera caposala del reparto, si è trovata di fronte a messaggi terribili: «Mi hanno riempita di insulti e minacce. Mi hanno detto “C’è gente che muore di fame altro che voi”.

A qualcuno ho anche risposto in maniera cortese ma ho fatto ancora peggio – racconta l’infermiera – Sono triste e amareggiata a pensare che ci siano persone così in giro. Con tutto quello che stiamo facendo. A marzo ci chiamavano eroi e ci cantavano l’inno d’Italia, adesso a Rimini distruggono le automobili di medici e infermieri», continua Michela.

Come se chi lavora in corsia fosse chiamato anche ad occuparsi della programmazione e della gestione della battaglia contro il virus: «Noi siamo vittime come loro – spiega Marca dalla prima linea – Sappiamo che c’è gente che muore di fame e saremmo più contenti se tutto ciò non esistesse, se si potessero operare le persone che aspettano gli interventi da mesi invece che occupare le rianimazioni e i reparti col Covid».

Frustrazione e nervosismo

Un’insoddisfazione che sfocia nell’odio, che sembra essersi fatto ancor più forte da quando sono uscite le limitazione del nuovo Dpcm. «Non sono un grande frequentatore dei social, al momento francamente non ho tanto tempo per farlo, ma ho visto anch’io che molta gente ha la percezione che si tenda ad esagerare e che i giornali scrivano notizie per fare scalpore» , dice il dottor Ivo Tiberio, primario del reparto di Terapia Intensiva, anch’egli vittima di attacchi.

«Anche a me hanno scritto affermazioni fuori luogo e in un paio di casi ho anche risposto dicendo che i dati sono inoppugnabili e ho invitato gli interessati a portarmene di diversi o altrimenti a tacere», spiega il medico che, da un lato, cerca di capire la frustrazione delle persone: «Legittimamente le persone sono spaventate e amareggiate di essere tornati a vivere una situazione di questo genere, pesante per tutti. Ma credo che bisogni mantenere equilibrio, sobrietà, coesione e nervi saldi – continua Tiberio – Una persona può percepire diversamente il problema ma i dati sono dati. Se nel giro di tre giorni i ricoveri raddoppiano, passano da 7 a 15, io devo dirlo e questo non è un mio parere ma un dato inoppugnabile che corrisponde a realtà».

Concetti che evidentemente non tutti hanno capito. Alcune persone sostengono ancora che si faccia terrorismo ingigantendo le cose: «Alcune persone sono esasperate e vogliono negare la realtà – osserva il primario della Terapia Intensiva – Noi non siamo eroi e non lo eravamo neanche prima: siamo professionisti che ci occupiamo di salute. Ora c’è il Covid ma non è che prima non facessimo niente».

I numeri sono numeri

Il paradosso è che l’unico modo per fermare la diffusione dell’epidemia è necessario incentivare i comportamenti corretti da parte dei cittadini. Solo con l’impegno di tutti si può arginare la diffusione dei contagi. Ma se non c’è fiducia nei medici e negli operatori sanitari l’impresa appare impossibile: «Per noi la cosa più importante è che l’epidemia sia sentita e che i reparti coinvolti non vadano in affanno. Ripeto i numeri sono numeri e possono essere strumentalizzati. Vanno letti perché danno informazioni di cui dobbiamo tenere conto – prosegue Tiberio – La colpevolizzazione dei professionisti non fa bene a nessuno crea un clima avvelenato invece dobbiamo cercare di essere coesi e responsabili riducendo i contatti».

Il conto che il virus presenta a tutti è quello della rinuncia alla socialità. Rinuncia dolorosa ma necessaria, anche se questo forse porta a isolarsi sui social: « È chiaro che questo si scontra con la nostra naturale necessità di vita sociale. Ma tutti i Paesi lo stanno facendo, non solo l’Italia. Capisco le grosse difficoltà economiche dei cittadini ma ognuno deve fare il suo, non possiamo certo affrontare il Covid solo noi sanitari». —

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