Plasma dei guariti sui nuovi malati: in poche settimane a Padova usate 500 sacche

In piena attività la neonata banca del sangue per curare i pazienti Covid. La professoressa De Silvestro però avverte: «Solo il 30 per cento è realmente idoneo all’utilizzo»

PADOVA. In questa seconda ondata, che con il suo impeto sta preoccupando da ormai diversi giorni, c’è una nuova arma a disposizione dei medici contro il Covid. Un’arma che al momento è stata utilizzata su tutti i pazienti della Terapia Intensiva e su qualche paziente di Malattie Infettive.

È il plasma delle persone guarite, conservato in una preziosissima banca diretta dalla professoressa Giustina De Silvestro, responsabile dell’Unità operativa immunotrasfusionale dell’Azienda Ospedaliera.

«La banca del plasma del Veneto è nata da un’idea del presidente Zaia sulla scia di uno studio condotto a Padova sul plasma raccolto da pazienti guariti e utilizzato in malati con una forma severa di malattia. Nonostante l’esperienza del plasma non sia mai stata supportata da evidenze scientifiche, ha certamente contribuito a guarire diversi malati. Si pensi storicamente alla Sars o anche all’Ebola», spiega la professoressa De Silvestro. «A maggio ci siamo trovati in una situazione in cui l’epidemia si stava esaurendo e c’erano molti guariti disponibili a donare» prosegue. Su queste basi è nata l’idea di creare una scorta di plasma da utilizzare durante l’estate ma soprattutto nell’eventualità, che si è poi concretizzata, di una seconda ondata autunnale.


«Inizialmente Padova doveva essere la banca di tutto il Veneto, ma poi per una questione di indisponibilità di spazi, ogni provincia ha creato la sua. Siamo rimasti centro di coordinamento».

Dalla metà di maggio in poi la banca, che si trova al pianoterra del Monoblocco, ha cominciato a riempirsi di sacche di plasma. «A fine luglio siamo arrivati al massimo della scorta, avevamo 750 sacche». Sacche che sono state utilizzate nelle ultime tre settimane con la fiammata dei contagi. «Adesso ne abbiamo circa 250. Si consideri che per un paziente sono necessarie a seconda del numero di anticorpi presenti da 3 a 5 sacche di plasma».

Ma non tutti possono donare e non tutti possono ricevere. «Innanzitutto il periodo migliore per donare è nei primi due mesi dopo l’esordio del virus. Possono donare persone dai 18 ai 60 anni, che non abbiano cardiopatie, neoplasie, malattie infettive e una serie di altre patologie». Proprio per questo i donatori potenziali vengono sottoposti a uno screening composto da più passaggi.

«Con una telefonata raccogliamo le prime informazioni, se una persona è idonea dobbiamo quantificare il numero di anticorpi, se ne ha a sufficienza può essere donato il plasma». Le donazioni avvengono all’ospedale ai Colli. «C’è un macchinario che preleva solo il plasma, separandolo dal sangue e dai suoi componenti. Prelevato viene raccolto in sacche che subiscono un ulteriore processo di inattivazione virale, un trattamento che elimina tutti i virus, anche quelli non noti e pericolosi. Le sacche inattivate vengono poi congelate e messe in stand by finché non abbiamo i risultati di tutti gli esami virali. Una volta avuto l’ok possono essere utilizzate. Nei freezer della banca si possono conservare per due anni».

Purtroppo solo il 30% del sangue donato alla fine è idoneo all’utilizzo. «Nella prima ondata abbiamo avuto 6 mila contatti con potenziali donatori. Di questi, 3 mila sono arrivati allo step del prelievo e alla fine in 900 hanno effettivamente potuto donare» chiarisce. Ci sono poi criteri di selezione anche per chi deve ricevere la terapia. «Ci devono essere una polmonite documentata e insufficienza respiratoria. Più precocemente si utilizza il plasma più è efficace».

Intanto, tramite un servizio postale ad hoc che tutela la privacy, la Regione sta invitando i guariti da Covid a donare. «Fortunatamente da questo punto di vista le persone si sono dimostrate molto sensibili. Addirittura tanti si presentano senza averci neppure contattato. A breve forniremo anche un numero di cellulare dedicato esclusivamente a questo tipo di donazioni». —


 

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi