«Perizia falsa per depistare le indagini». Morte di Tiveron, Montisci a processo

L’ex direttore di Medicina legale imputò il decesso a un malore, causato invece dall’incidente con l’auto su cui viaggiava il "capo" della sanità veneta, Mantoan

PADOVA.

Massimo Montisci, ex direttore dell’Istituto di Medicina legale di Padova, è stato rinviato a giudizio per frode processuale e depistaggio, favoreggiamento personale, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale e truffa aggravata.

Accuse che pesano come macigni sull’operato del professore, incaricato dalla Procura di Padova di redigere la perizia sulle cause della morte di Cesare Tiveron, deceduto il 13 settembre 2016 in via Gattamelata. Lo scooter su cui viaggiava il settantunenne si scontrò con l’auto di servizio del dirigente della sanità veneta Domenico Mantoan, guidata dall’autista Angelo Giorgio Faccin.

Ieri il gup Maria Luisa Materia ha respinto le eccezioni presentate dalla difesa di Montisci - il penalista Emanuele Fragasso - e ha rinviato a giudizio il medico legale. Prima udienza il 13 settembre 2021 davanti al Collegio presieduto dalla dottoressa Mariella Fino.

Secondo il pubblico ministero Sergio Dini, Montisci avrebbe fatto apparire come una morte conseguente a un malore, e non all’incidente, quella di Cesare Tiveron. L’incidente risale al 13 settembre del 2016: Faccini, autista della Regione è al volante della Fiat Tipo di servizio, sul sedile posteriore c’è Domenico Mantoan, capo della sanità veneta.

L’auto si immette su via Gattamelata svoltando a sinistra, manovra tuttavia vietata: l’auto avrebbe dovuto svoltare a destra e imboccare la rotatoria per invertire il senso di marcia. Nello stesso momento sopraggiunge Tiveron in sella al suo scooter (velocità 44 chilometri orari come hanno accertato i rilievi): auto e scooter si scontrano e il settantunenne muore.

La Procura allora chiamò Montisci come consulente ma, secondo l’accusa odierna il professore si prodigò per aiutare Faccini a eludere le indagini. Nella relazione medico legale, infatti, attribuì la causa della morte di Tiveron non all’incidente, bensì a un infarto che avrebbe fulminato l’anziano pochi attimi prima dello scontro.

Da qui il presunto depistaggio ai danni del magistrato che indagava sull’incidente. Poiché Montisci aveva ricevuto l’incarico in qualità di professore universitario, si configura anche l’accusa di falso ideologico, per aver firmato una consulenza tecnica con indicati una serie di esami strumentali in realtà mai fatti sul corpo di Tiveron.

La truffa viene contestata perché l’analisi tossicologica certificata, non sarebbe stata fatta visto che le strumentazioni indicate nella relazione non sono a disposizione dell’Istituto di medicina legale di Padova. Ma per quell’analisi Montisci si sarebbe fatto liquidare 1.368 euro dal Tribunale come onorario.

Il giudice per l'udienza preliminare ha rinviato a giudizio anche Giacomo Miazzo, medico del 118 finito nei guai sempre per il medesimo incidente. Nella relazione di servizio avrebbe indicato come motivo dell’intervento di soccorso una richiesta per malore e non per incidente stradale. Causa che però avrebbe riportato correttamente nella successiva descrizione. —

 

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