Nuovo dpcm, a Padova la protesta di baristi e ristoratori: venerdì sit-in dei commercianti

Lettera a Zaia per chiedere una deroga sugli orari, mentre Acc organizzata una mobilitazione davanti a Palazzo Moroni

PADOVA Pronti a scendere in piazza, a far sentire la loro voce e urlare al Governo che stanno morendo a suon di divieti, altro che contagi. Ristoratori e baristi, ma anche titolari di palestre e commercianti, alzano le barricate contro l’ultimo Dpcm.

La prima manifestazione venerdì alle 13 davanti palazzo Moroni con l’Associazione dei commercianti del centro storico. Poi potrebbe scendere in piazza perfino l’Associazione dei pubblici esercizi, l’Appe. «Da qui a fine anno 400-500 attività chiuderanno» va al punto più doloroso il segretario Filippo Segato, «parliamo di una perdita secca di 4-5 mila posti di lavoro. Persone che resteranno a casa senza reddito. Questo si somma alle aziende che stanno ancora aspettando i 600 milioni di euro promessi in agosto e al fondo per le attività commerciali nei centri storici. Ad oggi non solo non sono stati erogati questi contributi, ma non sappiamo ancora le modalità per fare richiesta. Dunque facciamo fatica a credere a Conte».


L’Appe adesso reagisce: «Il nostro Comitato direttivo valuterà se e come agire per dare visibilità alle richieste legittime delle imprese: decideremo se partecipare a manifestazioni di piazza; abbiamo in programma una lettera rivolta alla Regione affinché si applichino anche da noi delle deroghe come in Alto Adige (bar chiusi alle 20 e ristoranti alle 22) sulla base della curva epidemiologica del territorio. Sappiamo che la deroga dovrà essere concordata con il Ministero della Salute, ma a nostro avviso in Veneto ci sono tutti i presupposti per applicarla. Infine valutiamo anche un ricorso al Tar perché il provvedimento nazionale non considera le singole realtà, molto diverse sia rispetto all’emergenza che alla capacità di gestirla».



Venerdì intanto protesteranno i commercianti del centro: «Con noi ci saranno anche piccoli imprenditori, titolari di palestre, ristoratori, rappresentanti del mondo dello spettacolo, titolari di discoteche, musicisti, agenti immobiliari e di viaggio» scandisce il presidente dell’associazione Massimiliano Pellizzari, «le istituzioni devono capire che non è più tempo di limitazioni e chiusure: i consumi sono in picchiata, solo la settimana scorsa abbiamo registrato –50% e solo perché il Governo aveva consigliato di stare a casa. Sappiamo che il virus è una minaccia, ma dobbiamo imparare a conviverci. Tanto più che in Veneto le terapie Intensive sono libere: 72 letti occupati a fronte di mille posti disponibili. Rispetteremo le regole anti-contagio, infatti ci saranno 7-8 persone che controlleranno che tutti indossino la mascherina e che sia rispettato il distanziamento».



Indignata anche Confartigianato: «La chiusura anticipata di pasticcerie, gelaterie e ristoranti è assurda e discriminatoria» attacca il presidente Roberto Boschetto, «così si dà il colpo di grazia ai produttori alimentari artigiani. Parliamo di 1346 aziende artigiane che occupano 5449 addetti. In particolare per le 276 imprese di pasticceria e gelateria artigiane della provincia di Padova, che danno lavoro a 1210 addetti, la restrizione di orario si traduce in una assurda disparità di trattamento a vantaggio di altre tipologie di vendita dei prodotti di pasticceria». Sono sempre i numeri a raccontare la realtà: «Ricordiamo» sottolinea Nicola Trentin, presidente dei produttori alimentari di Confartigianato Imprese, «che a Pasqua ci abbiamo rimesso 10 milioni di euro. Ai mancati ricavi si è aggiunta la perdita di 1 milione e mezzo di euro nella nostra provincia per il deperimento di parte delle materie prime acquistate prima del lockdown». —
 

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