Montagnana, maxi serbatoio garantirà acqua “no Pfas”

Ieri c’è stato il primo sopralluogo al cantiere che terminerà i lavori entro due anni L’approvvigionamento idrico arriverà da Camazzole attraverso un tubo di 24 km

MONTAGNANA. Oggi i cittadini di Montagnana bevono acqua priva di Pfas. Si tratta, però, di acqua filtrata. Arriva dalla centrale di Madonna di Lonigo, contaminata dai Pfas, e prima di finire nei rubinetti delle famiglie subisce un importante lavoro di filtraggio. Entro due anni i cittadini di Montagnana non berranno più acqua filtrata, ma acqua completamente pulita. Non arriverà più da Lonigo, bensì da Camazzole (Carmignano di Brenta), fonte del tutto estranea e lontanissima dall’inquinamento. Arriverà nella cittadina murata, e poi verso il Basso vicentino, grazie a un tubo di 24 chilometri, e sarà accumulata a Montagnana – tra via Ranfolina e via Ca’ Megliadino – in un serbatoio da 10 mila metri cubi. Ieri, per la prima volta, i vertici di Acquevenete, i sindaci di Montagnana e Pojana Maggiore e anche una delegazione di Mamme No Pfas hanno visitato il cantiere del nuovo “tubone” e del maxi-serbatoio montagnanese.

Entro 700 giorni – il cantiere è partito ufficialmente il 18 giugno – i cittadini di Montagnana (ma anche di Alonte, Asigliano, Orgiano, Pojana Maggiore e Noventa Vicentina) potranno bere l’acqua pedemontana proveniente da Camazzole, priva di Pfas, senza bisogno di filtraggio. L’investimento è notevole: 26 milioni di euro, coperti da fondi ministeriali messi a disposizione del Commissario straordinario per l’emergenza Pfas, Nicola Dell’Acqua. Proprio il presidente di Acquevenete, Piergiorgio Cortelazzo, ha lodato la sinergia tra i vari enti che ha portato a questo progetto e quindi al cantiere. Che è ben avviato. Sono già state eseguite le trivellazioni per l’attraversamento di diversi corsi d’acqua, tra cui il Frassine e il Ronego, utilizzando la tecnologia Toc, ovvero la trivellazione orizzontale controllata, che permette la posa di tubazioni lungo un profilo trivellato e pertanto senza scavo a cielo aperto. E a proposito di lavori, le imprese coinvolte – tutte venete – hanno evidenziato come cantieri di questo tipo siano importanti sostegni all’economia in questi mesi di crisi legata al Covid.



«Per quanto riguarda la nuova condotta» spiega il direttore Monica Manto «abbiamo scelto un percorso poco impattante per il territorio, in aderenza al tracciato della nuova regionale 10». Questa nuova condotta, di fatto, sarà il prolungamento della Monselice-Ponso già esistente: poco più di 9 chilometri per arrivare da Ponso a Montagnana, con una condotta in ghisa sferoidale del diametro di 600 millimetri. «Dal serbatoio di Montagnana si prosegue poi verso nord per raggiungere, dopo l’attraversamento del fiume Frassine, Pojana Maggiore lungo la provinciale 123 in provincia di Vicenza». Ieri è stato svelato anche il rendering del serbatoio che accoglierà l’acqua e che farà scorta per la città murata: «Il nuovo serbatoio di Montagnana è progettato secondo criteri di bioarchitettura e inserito armonicamente nell’ambiente circostante» sottolinea il direttore «Avrà una capacità di 10.000 metri cubi, con due moduli da 5.000 ciascuno e annessa centrale di pompaggio: diventerà una “fonte virtuale”, che permetterà di accumulare in orario notturno l’acqua proveniente dalle fonti sicure, per distribuirle agli utenti nel corso della giornata». Pulita, come l’acqua dev’essere. —




 

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