Coprifuoco, il dramma di bar e ristoranti di Padova: «Così sono a rischio 10 mila posti di lavoro»

Tavolini all'aperto in piazza dei Signori

Il settore perde già adesso mezzo milione al giorno. L’Appe: «Conseguenze serie anche dal punto di vista psicologico»

PADOVA. «Già ora bar e ristoranti padovani perdono ogni giorno circa 500 mila euro, un coprifuoco alle 18 sarebbe una catastrofe che non vogliamo neppure quantificare. Un provvedimento così mette a rischio circa la metà dei 3000 esercizi padovani e 10 mila posti di lavoro».

Il segretario dell’Appe di Padova Filippo Segato si dice preoccupato per il futuro del settore e per la tenuta, anche psicologica, dei titolari e dei dipendenti dei locali del territorio.

Filippo Segato

«Solo tra il 19 ottobre, giorno dell’entrata in vigore dell’ultimo Dpcm, e la fine del mese – calcola Segato – il settore perderà 7 milioni di euro, senza contare quanto ha perso nei mesi scorsi e quanto rischia di perdere fino alla fine di quest’anno. Si tratta di cifre spaventose per un settore che occupa, tra addetti e titolari circa 20 mila persone».

Il terrore del lockdown

«Persone che sono terrorizzate di trovarsi sul lastrico senza neppure il denaro sufficiente per dare da mangiare alle proprie famiglie. Persone che ci chiedono aiuto già ora, in alcuni casi minacciando anche gesti estremi, e che hanno già pagato un prezzo molto altro a questa pandemia», prosegue Segato. I 3 mila pubblici esercizi del nostro territorio (circa 1.600 tra bar, pub e discoteche e 1.400 tra ristoranti e pizzerie) prima del Covid potevano contare su di un fatturato aggregato giornaliero attorno al 1 milione di euro. Una cifra che ora si trova già ridotta della metà. E che pare destinata a calare ancora.
 

Erminio Alajmo

«Il lockdown di primavera era stato accolto con preoccupata sollecitudine da baristi e ristoratori, spaventanti per la salute dei propri cari e dei clienti – continua il segretario dell’Appe di Padova, presieduta da Erminio Alajmo – Il nostro settore è stato quello che ha chiuso i battenti per primo a marzo e l’ultimo a riaprire a maggio. È stato quello che non ha beneficiato di nessun intervento specifico, rispetto ad esempio agli alberghi che hanno visto sospesa l’Imu, hanno potuto beneficiare del bonus vacanze e altro".

"Un settore che ha fatto tutti gli investimenti che sono stati richiesti e garantito tutti gli standard di sicurezza previsti anche quando i titolari si sono dovuti arrabattare con i 600 euro previsti dal Cura Italia e i dipendenti hanno dovuto incrociare le dita per accedere al Fis Covid. In aggiunta bar, ristoranti, pizzerie, pub, discoteche e così via hanno subìto la pensate pubblicità negativa di tutto un sistema che puntava il dito contro di loro, anche se in un bar non si rischia di prendersi il Covid 19 più che su un autobus o in un centro commerciale».

Conseguenze sull’occupazione

Solo durante un’estate che comunque, a molti è sembrata una parentesi di quiete rispetto alla attuale recrudescenza del virus, si sono volatilizzati a Padova tra i 2 e i 3 mila contratti di lavoro stagionali mentre i fatturati degli esercizi non riuscivano neppure ad avvicinarsi all’obiettivo di riequilibrare le perdite del lockdown. Una situazione che ha visto già ora la chiusura di circa 140 locali mentre i valori per chi sceglie di vendere la propria attività sono più che dimezzati.

«I circa 20 mila addetti dei bar e della ristorazione padovana hanno pagato abbastanza per questa crisi – conclude Segato – Hanno bisogno di aiuto». —
 

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